Home

Uso di cannabis e problemi di erezione

La disfunzione erettile (DE) è il disturbo sessuale maschile più comune ed esistono meccanismi plausibili che collegano l’uso della cannabis alla DE. I dati emersi da diversi studi suggeriscono che la DE sia il doppio nelle persone che usano cannabis rispetto a chi non la usa. 

Si evidenzia cioè una maggiore prevalenza di DE nei consumatori di cannabis (oltre i due terzi) con un rapporto di probabilità quattro volte maggiore di DE nei consumatori di cannabis rispetto a chi non ne fa uso. Questi risultati sono stati caratterizzati da un’elevata eterogeneità suggerendo che esistono alcune differenze nell’associazione tra uso di cannabis ed DE.

Considerando che le cause della disfunzione erettile possono essere psicologiche, organiche o più comunemente un mix di entrambe, diverse ipotesi possono spiegare questo risultato. Uno dei possibili meccanismi è attribuito al sistema endocannabinoide attraverso il legame dei recettori nel nucleo paraventricolare dell’ipotalamo che regola la funzione erettile e il comportamento sessuale dei maschi.

Questo meccanismo potrebbe anche spiegare perché la cannabis può migliorare la funzione sessuale in alcuni pazienti affetti da condizioni o sintomi come depressione, disturbo d’ansia e dolore.

L’uso di cannabis è associato a un’attività sessuale precoce e più frequente, con partner sessuali multipli e occasionali, un uso contraccettivo non adeguato e diagnosi di infezioni sessualmente trasmissibili.

Ad oggi non sono molti gli studi che hanno analizzato la relazione ma considerando l’elevata prevalenza del consumo di cannabis e i potenziali effetti dannosi sulla salute sessuale e generale degli uomini, è necessario aumentare e migliorare le conoscenze su questo argomento.

Bibliografia:

Pizzol D, Demurtas J, Stubbs B, Soysal P, Mason C, Isik AT, Solmi M, Smith L, Veronese N. Relationship Between Cannabis Use and Erectile Dysfunction: A Systematic Review and Meta-Analysis. Am J Mens Health. 2019 Nov-Dec;13(6

Uso di cannabis e sessualità femminile

Entrambi i cannabinoidi esogeni come il tetraidrocannabinolo (THC) e i cannabinoidi endogeni (endocannabinoidi) hanno dimostrato di influenzare le vie delle gonadotropine femminili e la sessualità femminile. Tuttavia la comprensione dei meccanismi e degli effetti sulla funzione sessuale femminile è limitata.

Non esiste una ricerca approfondita sugli effetti della marijuana sulla funzione sessuale a causa dell’illegalità della droga. In questo articolo si riporta una sintesi degli studi fino ad oggi pubblicati che valutano gli effetti dei cannabinoidi sulla funzione sessuale femminile. 

Alcuni di questi sono stati pubblicati per supportare l’ipotesi che la funzione sessuale femminile è migliorata quando le donne usano marijuana a dosi moderate.

Diversi studi hanno valutato gli effetti della marijuana sul desiderio sessuale e sembra che i cambiamenti nel desiderio possano dipendere dalla dose. Gli studi sostengono che dosi più basse migliorano il desiderio, ma dosi più elevate riducono il desiderio o non influenzano affatto il desiderio. 

Nel valutare il piacere sessuale, la maggior parte degli studi mostra che la marijuana ha un effetto positivo. L’uso della marijuana nel sesso è stato anche associato al prolungamento dell’orgasmo o al miglioramento della qualità dell’orgasmo

Non si esclude un  miglioramento della lubrificazione vaginale, con un effetto sul flusso sanguigno vaginale.

Bibliografia

Lynn BK, Lopez JD, Miller C, et al. The relationship between marijuana use prior to sex and sexual function in women. Sex Med 2020;7:192-197.

 

Immagine: Woman Smoking Marjiuana

Dieta alimentare e salute sessuale maschile

E’ sempre più evidente l’impatto delle diverse diete sulle malattie croniche. E’ in corso oggi un crescente interesse volto a stabilire l’associazione tra le varie diete, la salute e la disfunzione sessuale negli uomini. Quali sono i possibili ruoli che le diete e gli schemi dietetici svolgono nelle disfunzioni sessuali con particolare attenzione alla disfunzione erettile? Un disturbo sessuale che colpisce principalmente gli uomini in età avanzata.

L’obesità negli adulti è aumentata in proporzioni epidemiche negli ultimi decenni e si riscontra una associazione tra questa e una moltitudine di rischi per la salute tra cui l’aumento della mortalità, delle malattie cardiovascolari, del diabete mellito di tipo 2 e di alcuni tumori.

Gli uomini con diagnosi di sindrome metabolica hanno un aumento dei rischi di malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2 e mortalità per qualsiasi causa. I cambiamenti dello stile di vita tra cui diete sane e aumento dell’attività fisica sono il pilastro nella prevenzione e nella gestione dell’obesità e della sindrome metabolica.

Poiché esistono prove crescenti a sostegno dell’associazione di obesità e sindrome metabolica con la funzione sessuale maschile come l’ipogonadismo, l’infertilità e la disfunzione erettile, si possono presumere che i fattori dietetici giochino un ruolo nella funzione sessuale maschile.

DIETE POPOLARI

Dieta occidentale

Una dieta occidentale è generalmente ricca di carni rosse e trasformate, latticini, cereali raffinati, dolci trasformati e artificiali, sale, un consumo minimo di frutta, verdura, pesce e cereali integrali. La dieta occidentale, a causa della sua natura prevalentemente trasformata, è sempre più economica e relativamente facile da reperire a causa dell’industrializzazione e della globalizzazione.

Ci sono sempre più prove che convalidano i danni alla salute della dieta occidentale. L’adesione a una dieta occidentale è stata associata ad un aumento dei rischi di mortalità totale e di malattie multiple tra cui malattie cardiovascolari, obesità, sindrome metabolica, ictus, malattie renali croniche, del colon e della prostata.

Dieta mediterranea

La dieta tipica mediterranea comprende pesce, grassi monoinsaturi dell’olio d’oliva, frutta, verdura, noci, legumi e cereali integrali. Questa dieta ha guadagnato popolarità negli ultimi decenni grazie ai crescenti benefici per la salute dimostrati in diversi studi.

In particolare si evidenzia che l’adesione a questa dieta riduce i rischi di morbilità generale e mortalità per malattia coronarica e ictus, ma anche una minore incidenza di importanti eventi cardiovascolari oltre una minore incidenza di diabete mellito di tipo 2 e di sindrome metabolica.

Inoltre, si evidenzia una minore incidenza globale di cancro, malattie neurodegenerative e diabete. La dieta mediterranea presenta quindi molti vantaggi e non si conoscono, ad oggi, eventuali rischi per la salute legati alla sua adozione.

Dieta Paleolitica

Sebbene la dieta paleolitica, nota anche come dieta Paleo, sia la dieta umana ancestrale dei cacciatori-raccoglitori prima della rivoluzione agricola dell’era moderna, è stata recentemente ripresa grazie a studi che riportano benefici per la salute alla sua adozione.

La dieta consiste nell’assunzione di carni magre, cibi a base vegetale, frutta, noci e verdure e un consumo limitato di latticini, cereali, zucchero e sale. Il suo utilizzo favorisce la riduzione del rischio nella mortalità specifica per tutte le cause e per le malattie cardiovascolari, sindrome metabolica e  adenomi colorettali.

Come per la dieta mediterranea, i benefici per la salute sono chiari con la dieta Paleo, e non si conoscono rischi per la salute ad ad essa associati.

Diete vegetariane e vegane

La dieta vegetariana è caratterizzata dall’assenza di prodotti di origine animale, in particolare carne rossa, con conseguente riduzione del consumo di grassi saturi e colesterolo.

La dieta vegetariana può anche essere sottocategorizzata in pesco-vegetariano (assenza di tutti i prodotti animali eccetto i pesci), latto-ovo-vegetariano (assenza di tutti i prodotti animali tranne uova e latticini), ovo-vegetariano (assenza di tutti i prodotti animali tranne le uova) e vegano (assenza di tutti i prodotti di origine animale).

Una moltitudine di benefici per la salute derivano dal consumo di una dieta vegetariana. La letteratura, descrive una minore mortalità per cardiopatia ischemica e una minore incidenza globale di cancro nei vegetariani rispetto ai non vegetariani.

Studi che hanno esaminato l’effetto della carne rossa, o trasformata, sugli esiti sanitari hanno dimostrato un aumento del rischio di mortalità totale, mortalità per malattie cardiovascolari, mortalità per cancro, diabete mellito di tipo 2 e carcinoma esofageo, gastrico, del colon-retto, della prostata e della vescica.

Poiché i vegetariani evitano il consumo di carne rossa o trasformata, la dieta vegetariana presumibilmente diminuisce i rischi per la salute associati alla carne rossa.

Vegetariani e vegani possono sviluppare carenze di proteine e vitamine (calcio, B12, ferro, acidi grassi u-3), che possono essere prevenute con un attento monitoraggio della loro dieta e integrazione.

Tabella 1

dieta

benefici

rischi

Occidentale

Relativamente conveniente e facile da ottenere Aumenta il rischio di mortalità totale, malattie cardiovascolari, obesità, sindrome metabolica, ictus, malattie renali croniche e carcinoma mammario, del colon e della prostata

Mediterranea

Riduzione del rischio di: mortalità generale, malattie cardiovascolari e coronariche, incidenza globale di cancro, malattie neurodegenerative, diabete e sindrome metabolica Sconosciuti

Paleolitica

(Paleo)

Riduce il rischio di mortalità per tutte le cause e per le cause specifiche di malattie cardiovascolari, sindrome metabolica e adenomi colorettali Sconosciuti

Vegetariana e vegana

Abbassa il rischio di cardiopatia ischemica, diabete e la mortalità per cancro generale, alla mammella, carcinoma esofageo, gastrico, colorettale, prostatico e vescicale Potenziali carenze di proteine e vitamine (calcio, B12, ferro e acidi grassi

 

DIETA E SALUTE DEGLI UOMINI

Dieta e disfunzione erettile

Gli individui con rischi cardiovascolari hanno una maggiore prevalenza di disfunzione erettile e la fisiopatologia di questo problema sembra condividere percorsi con la malattia aterosclerotica.

La dieta ha dimostrato di avere un ruolo importante nella riduzione del rischio di malattie cardiache, quindi è ragionevole presumere che la dieta possa avere un ruolo nella disfunzione erettile.

La relazione tra dieta e disfunzione erettile è stata esaminata in diversi studi i quali hanno associato una maggiore adozione alla dieta mediterranea o ai componenti di una dieta mediterranea (frutta, verdura, noci, e grassi monoinsaturi) a una prevalenza inferiore di disfunzione erettile.

La letteratura attuale suggerisce che la dieta mediterranea migliora la disfunzione erettile a breve termine e riduce il deterioramento della funzione erettile a lungo termine.

Inoltre, la perdita di peso negli uomini in sovrappeso o obesi attraverso cambiamenti nello stile di vita, comprese le diete ipocaloriche e ipocaloriche, sembra migliorare la loro funzione erettile.

In conclusione gli studi internazionali sembrano dimostrare che gli uomini con stili di vita più sani possono avere un migliore mantenimento della funzione erettile.

Bibliografia

La J., Roberts NH., Yafi FA., Diet and Men’s Sexual Health. Sex Med Rev 2018; 6: 54-68.

Immagine: Cabbage Soup Diet by Lina Scarfi

Perché le persone usano la pornografia?

Il massiccio utilizzo di materiale pornografico nella società attuale, porta inevitabilmente a interrogarsi su quali siano le motivazioni che spingono adulti e giovani adulti a ricorrere alla pornografia. Le ragioni e i significati pratici possono essere diversi, a seconda delle esigenze individuali e/o di coppia e della fase di vita che la persona sta attraversando. Il ricorso a materiale erotico può essere intenso o acquisire caratteristiche episodiche a carattere prevalentemente esploratorio e ludico. In generale, le motivazioni che spingono all’uso della pornografia online possono essere di tre tipi:

Funzione LUDICA

Innanzitutto il porno può essere utilizzato per fantasticare ed eccitarsi sessualmente. Diversi studi rilevano che la gratificazione sessuale è il motivo più frequente per il coinvolgimento della pornografia e che viene spesso consumata per scopi piacevoli. Per la maggior parte degli uomini la pornografia è un modo semplice per rilassarsi fisicamente, eccitarsi e raggiungere la soddisfazione sessuale, attraverso la masturbazione, mentre guardano il contenuto pornografico o subito dopo. Il porno allarga gli orizzonti della sperimentazione, della curiosità e del desiderio.

Esso stimola la fantasia, permettendo all’utente di costruire il proprio film, con riscritture personali e soggettive, a partire dagli stimoli ottenuti da ciò che sta visionando. Inoltre sollecita a scoprire inclinazioni e piaceri ai quali il soggetto non aveva mai pensato in precedenza. Attraverso il porno l’utente può proiettarsi sui personaggi coinvolti nella scena, immaginando di essere al posto loro. Il ‘divo porno’ possiede caratteristiche fisiche e prestanti eccezionali, che lusingano l’utente e favoriscono l’immedesimazione, consentendogli in questo modo di sopperire a eventuali incertezze e difficoltà.

Nel mondo della pornografia non si applica nessuna restrizione: gli uomini possono guardare qualsiasi donna, nel modo e per il tempo che desiderano, senza il rischio di essere respinti, come spesso accade nella realtà. Nel porno la donna tratta l’uomo nella maniera in cui lui desidera e questo conferisce all’uomo un senso di potere, forza, controllo e virilità, contro l’insicurezza, le paure e la perdita di controllo che caratterizzano le relazioni nel mondo reale.

La pornografia rappresenta in questo senso un porto sicuro entro il quale gli uomini possono ancora dominare indisturbati. Al tempo stesso però, le capacità e l’infallibilità del divo possono divenire un freno ed una minaccia al processo di identificazione: lo spettatore infatti può riconoscere di non possedere le abilità richieste all’eroe e che di conseguenza non può neanche ambire a entrare nelle grazie delle ‘pornoattrici’, le cui caratteristiche fisiche ed erotiche sono a disposizione solo di chi sia alla loro altezza.

E ciò può causare un senso di frustrazione e inadeguatezza in ragazzi e ragazze che non hanno le competenze per comprendere gli elementi di finzione e di forzatura nascosti nel materiale pornografico. Moltiplicando fantasie, il porno può quindi moltiplicare anche le frustrazioni: l’utente può solo vedere e immaginare, ma non può agire. Inoltre il contatto con infiniti generi sessuali può essere fonte di eccitazione, ma anche di interrogativi e domande su di sé, su cosa sia la normalità rispetto ai canoni sociali previsti.

 

Funzione INFORMATIVA

Un’altra funzione riconosciuta al porno che ricorre nell’esperienza di molti. Il porno risponde all’esigenza comune di ragazzi e ragazze di affrontare “la prima volta”, offrendo la possibilità di vedere in concreto “come si fa”. Arrivare preparati e mostrarsi capaci e informati in campo sessuale risulta per loro molto importante. Guardare porno consente di discriminare dal punto di vista soggettivo ciò che piace e ciò che non piace, di immaginare sviluppi possibili per la propria sessualità ed evitare situazioni spiacevoli o inopportune quando ci si ritroverà a viverle nella realtà.

Ed anche dopo aver superato lo scoglio della prima volta, il porno continua a mantenere la sua funzione di istruttore riguardo a pratiche e orientamenti non comuni che incuriosiscono e attraggono, fornendo a chi lo utilizza una cultura sessuale ampia e variegata, un’erudizione personale enciclopedica in tema di sessualità. È ormai presumibile, con approssimazione di errore molto bassa, che la quasi totalità degli adolescenti e dei giovani maschi di ogni parte del mondo raggiunta da internet si socializzino alla sessualità anche, e a volte soprattutto, attraverso materiali pornografici resi disponibili gratuitamente in rete. Ciò è vero anche in Italia,  dove alla scarsa confidenza tra genitori e figli relativamente alle discussioni intorno al tema della sessualità, e alla mancanza di educazione sessuale nelle scuole, sopperisce la pornografia che svolge un importante ruolo di informatore scientifico sulla sessualità.

Tuttavia l’imparare dalla pornografia porta con sé alcuni rischi: perdere di vista la dimensione affettiva e relazionale per privilegiare quella sessuale; venire a conoscenza di pratiche che si possono trovare eccitanti, ma che rimangono confinate alla  dimensione del desiderio, poiché non si ha modo di tradurle in esperienze concrete; trattare ogni atto sessuale ritratto nella pornografia come un caso di sessualità esemplare, cioè pensare che ciò che funziona nel porno, funzioni anche nel mondo reale e questo porta a crearsi aspettative irrealistiche sulla realtà, oggettivare il ruolo della partner come alternativa equivalente al porno, riproducendo stereotipi di genere molto radicati.

Funzione COMPENSATIVA

Infine, il porno viene utilizzato da molti ragazzi per sostituire l’attività sessuale che in un dato momento e per svariate ragioni è venuta a mancare o che non è ancora stata sperimentata. Inoltre il porno viene utilizzato per fantasticare anche quando si è coinvolti in un rapporto stabile di coppia, ma si vogliono compensare bisogni e voglie di pura fantasia, sperimentando per via ludica e immaginifica pratiche sessuali che si trovano particolarmente eccitanti, ma che non si oserebbe proporre nella realtà.

Queste necessità legittimano l’utilizzo del porno per compensare e soddisfare ciò che i ragazzi chiamano “esigenza maschile”. Anche in questo caso però il consumo di pornografia può comportare effetti negativi: la scelta facile e sicura del porno può portare i ragazzi a preferire il sesso virtuale alla realtà, distogliendoli dall’opportunità di conoscere persone e avviare relazioni reali, con tutti gli sforzi e gli investimenti di tempo e denaro che queste comportano. Per non parlare dei possibili rifiuti e frustrazioni. Nel porno non ci sono rischi, intoppi o pericoli, un vero rifugio dalla vita reale. Il rischio però è che spesso diventa difficile distinguere tra fantasia e realtà.

Articolo scritto con il contributo della Dott.ssa Natalina Di Pilato

Bibliografia

Bonato, I. (2017). Il consumo di pornografia in preadolescenza: problemi e prospettive educative. Dottorato di ricerca in scienze pedagogiche, università di Bologna.

Paul, P. (2007). Pornopotere. Come l’industria porno sta trasformando la nostra vita Trad. Romeo, A. (a cura di). Grandi & Associati. Milano: Orme editori.

Stella, R. (2016). Corpi virtuali, una ricerca sugli usi erotici del web. Milano-Udine: Mimesis Media/Eros.

Stella, R. (2018). Porn culture, embodied experiences and knowledge of sexual practices. Sexualities, 0, 0, 1–17.

 

Immagine: The Flood (particolare)

Comprendere e superare l’Eiaculazione Precoce

Probabilmente l’eiaculazione precoce è il disturbo sessuale più frequente tra gli uomini. Gli uomini che ne soffrono lamentano la scarsa durata del rapporto sessuale sin dagli esordi della sessualità di coppia oppure dopo un periodo di vita durante il quale la sessualità è stata soddisfacente. Talvolta i tempi di eiaculazione sono così brevi che questa avviene ancora prima della penetrazione. Alcune persone raccontano di avere eiaculato, all’inizio della “carriera” sessuale, prima ancora di essersi spogliati. In genere però l’eiaculazione precoce si presenta durante la penetrazione; le cose vanno un po’ meglio durante i preliminari, cioè mentre si viene stimolati al pene con le mani o con la bocca, e ancora meglio se ci si masturba da soli.

L’ansia da prestazione sessuale

Se ne parla tanto ma cosa si intende per ansia da prestazione sessuale? Proverò a definirla facendomi aiutare da una metafora. Immaginate di avere due amici che ogni tanto vi invitano a cena. Il primo, voi pensate, quando vi invita si aspetta che voi mangiate tutto: antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, frutta, caffè e ammazza caffè. Il secondo, voi pensate, vi lascia liberi di mangiare quello che desiderate. Con chi uscireste più spesso? Non è difficile immaginare che la scelta più ovvia sia propendere per il secondo amico, quello che pensate vi lasci liberi di scegliere ciò che più desiderate, ciò che sentite di poter mangiare secondo la vostra fame ed il vostro gusto del momento.

La Dipendenza Affettiva

La dipendenza non è un vizio, ne’ una malattia ma un processo che si innesca quando una persona, nel contatto con un particolare oggetto si sperimenta in maniera diversa e legge tale ristrutturazione del sé come positiva e più funzionale.  E’ la convinzione individuale di aver trovato in un posto e solo in quel posto la risposta fondamentale ai propri bisogni e desideri essenziali: che non è possibile soddisfare altrimenti.

Quella effettiva è una delle dipendenze meno tangibili: la persona non è dipendente da una macchina, dalla bottiglia o da una droga; dipende da un cuore, da una speranza, da una presenza. Quando l’essere umano amato scompare, il dipendente affettivo si ritrova in piena astinenza e in balia dei flutti: tutto il suo essere è alla deriva, in un’angoscia emotiva che gli fa vivere il martirio. La persona dipendente non è assolutamente in grado di uscire da una relazione anche se ammette che la relazione stessa è senza speranza, insoddisfacente, umiliante e spesso autodistruttiva. Inoltre sviluppa una vera e propria sintomatologia come ansia generalizzata, depressione, insonnia, inappetenza, malinconia ed idee ossessive.

Una modalità relazionale in cui il soggetto si rivolge continuamente agli altri per essere aiutato, guidato, sostenuto. L’individuo dipendente, avendo una scarsa fiducia in se stesso, fonda la propria autostima sulla rassicurazione, sull’approvazione altrui ed è incapace di prendere decisioni senza incoraggiamento esterno. E’ una inclinazione a delegare parti significative della propria personalità ad altri in cambio di una garanzia affettiva e di una rassicurazione.

La passione amorosa, è un complesso di amore e di odio. L’innamorato patologico si lega al suo oggetto d’amore per dare soddisfazione sia ad esigenze d’amore, sia ad esigenze di odio. Nella sua passione convergono il flusso dell’amore (il bisogno imperioso di vivere un amore in piena libertà) e il flusso dell’odio. Se non si comprende che la passione amorosa è una ricca ancorché oscura miscela di amore e odio, e se non si comprende quanta energia liberatrice c’è in quest’odio, si espropria il soggetto ammalato della sua forza caratteriale e lo si condanna a cercare sempre una nuova dipendenza amorosa.

E’ una condizione di assoluta dedizione all’altro che determina la progressiva riduzione dei propri spazi d’indipendenza, implica il disinteresse per tutto quanto non riguardi l’oggetto d’amore e la chiusura nel rapporto di coppia. Chi soffre di questa forma di dipendenza vive come pericolo ogni altro rapporto ed è ossessionato dall’idea di perdere il partner. L’allontanamento temporaneo della persona amata causa un’enorme sofferenza e, in alcuni casi, eccessi di gelosia, che possono sfociare in violenza fisica o verbale, o in episodi depressivi.

Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere ed a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed intimità. Al contrario quello che ricerca è un piacere immediato, l’alleviamento di una tensione o il superamento di un’insicurezza. Una volta raggiunto l’appagamento, esso risulta così tranquillizzante, liberatorio che si ha voglia di rivivere e innescare tutto il percorso. Il partner, i sentimenti e la relazione in sé vengono vissuti come oggetti di piacere immediato.

Bibliografia

Deetjens M.C., Dire basta alla dipedenza affettiva. Imparare a credere in se stessi. Ed. Il Punto d’Incontro, Vicenza, 2006

Galimberti U., Dizionario di psicologia, Garzanti, Milano, 2006

Ghezzani G., quando l’amore è una schiavitù. Come uscire dalla dipendenza affettiva e raggiungere la maturità psicologica. Franco Angeli, Milano, 2006

Guerreschi C., La dipendenza affettiva. Ma si può anche morire d’amore? Franco Angeli, Milano, 2011

Valcarenghi M., Senza di te io non esisto. Dialogo sulla dipendenza amorosa. Bur Rizzoli, 2009

Immagine: Greatest Love (particolare)

Chi è la persona con dipendenza affettiva?

La persona con dipendenza affettiva presenta una scarsa autostima e fiducia in se stessa. Convinta di non meritare di essere amata, vive costantemente nella paura di non piacere, teme la solitudine, accetta di fare qualunque cosa per l’altro anche se questa va contro i suoi valori. Un complesso di inferiorità che induce la persona ad asservirsi e, talvolta, a tollerare l’intollerabile per conservare quel poco d’amore che è riuscita a strappare. Giacché fa fatica a porre dei limiti, nutre una paura viscerale di essere abbandonata.

La sua libertà viene delegata a qualcun altro. Si mette sotto la tutela di questo il quale acquisisce un forte potere. Troppo occupata a ricercare fuori di sé ciò che crede di non trovare dentro, la persona si interessa poco a se stessa fino a negare la propria identità ponendo la responsabilità della propria vita nelle mani di terzi rendendolo spettatore della propria esistenza.

La caratteristica prevalente di queste persone sembra essere una costante sfiducia in se stessi ed una percezione di una enorme insicurezza personale e sociale. L’individuo con personalità dipendente permette passivamente che gli altri dirigano quasi completamente la sua vita e non avanza richieste per timore di compromettere queste relazioni considerate probabilmente protettive, delle vere e proprie ancore di salvezza.

Appare un quadro di estrema dipendenza generalizzata che si manifesta inoltre con una difficoltà a prendere delle decisioni importanti; è tipica la richiesta di continue ed eccessive rassicurazioni a persone significative per il soggetto. Tale caratteristica non rende il soggetto dipendente in grado di prendersi cura di se stesso senza che sia qualcun altro a farlo.

Gli individui con personalità dipendente si considerano inadeguati ed indifesi e, pertanto, si potrebbero percepire come incapaci di affrontare il mondo e la vita con le proprie forze. Ricercano in genere relazioni strette soprattutto con qualcuno che sembra in grado di affrontare la vita, che li protegga e che si prenda cura di loro. Cedono, in altri termini, le proprie responsabilità in cambio di cure.

Pur di compiacere l’altro significativo ed evitare il conflitto evita ogni ogni forma di controversia. Nel caso in cui la relazione dipendente finisse potrebbe esserci una sorta di sentimento di disgregazione con tendenza alla depressione e, l’unica alternativa, sembrerebbe essere trovare quasi immediatamente una sorta di rimpiazzo, una figura nuova con cui ristabilire un legame appunto dipendente.

Così come per le altre dipendenze la persona spesso è consapevole di non potere fare a meno dell’altro a tal punto che senza di lui sarebbe perso. La frustrazione presente è alta, così come la consapevolezza di non essere in grado di farcela da soli, di distaccarsi dall’altro dal quale ci si sente imprigionati o spesso schiavi.

Nel cercare affetto, comprensione e approvazione e molti altri bisogni comuni queste persone tendono a gettarsi tra le braccia di chi si rende disponibile in modo indiscriminato. Questo particolare processo getta spesso nell’ansia (se non nel panico) nel momento in cui una persona con dipendenza si ritrova con dei bisogni molto importanti senza nessuno che possa soddisfarli.

In una relazione molto importante la persona dipendente fa di tutto per “conservare” con la massima cura la relazione, temendo che se perdesse qualcuno che soddisfa i propri bisogni potrebbe perdere tutte le possibilità di essere accudita. Alla domanda “accetto la relazione così com’è o perdo tutto? (rischiando di rimanere da solo) la persona risponderebbe con la prima opzione ritenendola come l’alternativa migliore.

essere dipendente

essere amati

essere accuditi

essere indipendente

essere abbandonati

rimanere da soli

Bibliografia

Deetjens M.C., Dire basta alla dipedenza affettiva. Imparare a credere in se stessi. Ed. Il Punto d’Incontro, Vicenza, 2006

Guerreschi C., La dipendenza affettiva. Ma si può anche morire d’amore? Franco Angeli, Milano, 2011

 

Immagine di Angela Trimble (particolare)

Le origini della personalità dipendente: la famiglia deficitaria

Il modo migliore per arrivare a capire il significato di questa situazione caratteristica è analizzare il fatto che in alcuni tipi di famiglia i bisogni emotivi non vengono riconosciuti. Il senso di abbandono e le difficoltà che sopraggiungono in seguito alle separazioni sono legate alla prima esperienza vissuta con la madre o con chi ne ha fatto le veci. Che si tratti di esperienze di rifiuto nel cortile della scuola, di umiliazioni subite da pari, di un ambiente familiare carente, di esperienze reali o temute di abbandono, è chiaro che il bambino è un essere molto vulnerabile e permeabile a diverse ferite. 

Nell’infanzia il bambino fa riferimento a due modelli relazionali: il modello relazionale della coppia genitoriale e il modello relazionale padre/figlio, madre/figlio. Il bambino osserva come i genitori parlano tra di loro, come si relazionano e come esprimono il loro sentimenti, siano essi di gioia o di rabbia. Queste interazioni serviranno al bambino per costruire la sua rappresentazione mentale di quello che sono gli scambi relazionali e costituire così un modello di attaccamento.

Nel secondo modello, invece, il bambino si relaziona direttamente con le sue figure di attaccamento. In base alla discrepanza originata da ciò che il bambino desidera e ciò che realmente ottiene da loro (cure, rabbia, frustrazione, affetto…), egli creerà un modello che lo porterà in seguito a ricercare quelle relazioni affettive che si avvicinano meglio alle sue esperienze passate.

Per esempio, di fronte ad un genitore freddo e non affettivamente disponibile, il bambino potrebbe mantenere il suo equilibrio affettivo cercando di minimizzare un comportamento dipendente verso quel genitore, con tutti gli effetti negativi che può comportare questo tipo di attaccamento. Se questa soluzione può sembrare adattiva in quel momento, non lo sarà in futuro quando il bambino, diventato adulto, si rapporterà con gli altri allo stesso modo. Il suo sviluppo emozionale risulterà deviato, causandogli problemi emotivi e comportamentali, compresa la scelta di partner non disponibili affettivamente.

La dipendenza affettiva deriva da diversi fattori, di cui il principale è un ambiente familiare deficitario. In questo tipo di famiglia, per la maggior parte del tempo, non vi è interazione fra figli e genitori. L’essenziale di ciò che viene trasmesso sono messaggi, verbali e non verbali, negativi. I bambini cresciuti in queste famiglie non acquisiscono un’autonomia affettiva, divengono incapaci di stabilire relazioni interpersonali stimolanti a partire dalle proprie risorse. Da adulti cercheranno l’approvazione e la valorizzazione per fondare la stima di sé, ambiranno a legami affettivi con persone che le ammireranno e gli permetteranno di svelare qualità proprie e risorse nascoste. I

I bambini, i cui bisogni d’amore rimangono non riconosciuti, possono adattarsi imparando a limitare le loro aspettative. Questo processo di limitazione può portare al formarsi di pensieri del tipo: “i miei bisogni non contano” o “non sono degno di essere amato”. Da adulti gli intossicati d’amore dipendono dagli altri per quanto concerne la cura di se stessi e la soluzione dei loro problemi, temono di essere respinti, rifuggono il dolore, non hanno fiducia nelle loro abilità e si giudicano persone non degne d’amore.

Ricerche condotte sul rapporto tra attaccamento infantile, adulto e dipendenza rilevano la provenienza dei soggetti dipendenti da famiglie con figure parentali iperprotettive o autoritarie il cui clima interno, carico di ansia, trasmette un messaggio di pericolosità e di perdita affettiva al bambino riguardo l’autonomia e l’esplorazione del mondo.

Bibliografia

Guerreschi C., La dipendenza affettiva. Ma si può anche morire d’amore? Franco Angeli, Milano, 2011

Norwood R., Donne che amano troppo, Feltrinelli, Milano 1995

Piètro D., La dipendenza affettiva: come riconoscerla e liberarsene, Ed Paoline, Milano, 2005

Poudat F-X., La dipendenza amorosa: quando l’amore e il sesso diventano una droga, Castelvecchi, Roma, 2005

Immagine: Bad family by Eumni Park

Una relazione non conflittuale genitori-figli riduce il tasso di depressione negli adolescenti

Costruire una relazione edificante genitori-figli permette a questi ultimi di rispondere meglio alle sollecitazioni stressanti nel corso dell’adolescenza e protegge dal rischio di depressione in età adulta. Questa in sintesi la conclusione della ricerca, pubblicata recentemente da Jama Pediatrics, a cura di Ping Chen, ricercatore dell’Università del Nord Carolina.

Lo studio, svolto su oltre 18.000 quindicenni volontari, monitorati fino ai 32-43 anni, sembra mostrare che ricevere attenzione, affetto e comprensione da parte dei genitori, sia una chiave decisiva per superare le difficoltà nella vita.

La mancanza di supporto in tal senso, può indurre invece l’adolescente a sviluppare sentimenti di frustrazione e risentimento intaccando sul nascere la propria autostima e indebolendo la risposta positiva agli stress che l’età adulta riserva.

Va detto che lo studio si basa su quanto i soggetti hanno segnalato personalmente e non documenta dunque, dal punto di vista clinico, l’associazione tra una relazione serena con i genitori e un minor livello di casi di depressione.

Non considera inoltre eventi incorsi nella preadolescenza che a loro volta potrebbero innescare stati depressivi nelle fasi di vita successive. Ci si è accertati tuttavia che i giovani del campione considerato non fossero stati oggetto di abusi sessuali nella preadolescenza.

Laddove le ragazze mostravano maggiore esposizione a stati depressivi durante l’adolescenza, e nel passaggio all’età adulta, nei ragazzi ciò accadeva tra i 30 e i 40 anni. Ad ogni modo relazioni positive con i genitori sono state chiaramente associate a una migliore salute mentale in entrambi, dalla prima adolescenza alla mezza età.

I risultati suggeriscono quindi che quanto prima e quanto più la relazione con il genitore si fondi su affetto, comprensione e supporto emotivo, tanto più spiccata sarà la probabilità che l’individuo goda di buona salute mentale in età adulta e mezza età.

Fonti:

Ping Chen, Kathleen Mullan Harris, Association of Positive Family Relationships With Mental Health Trajectories From Adolescence To Midlife. JAMA Pediatr. 2019

Immagine: Commission of family at the beach di Elisabeth Blaylock

Il disagio psicologico influisce sugli esiti della PMA?

L’infertilità va contro il naturale senso di realizzazione della coppia

Dare alla luce un figlio, e con ciò creare un nuovo nucleo familiare, rappresenta, nella maggior parte dei casi, il coronamento di un legame sentimentale. Fare i conti con una possibile rinuncia, di fronte a una diagnosi di infertilità, significa vivere una negazione lacerante, quanto più si fa intenso il desiderio di diventare genitori.

Disfunzioni Sessuali Femminili

Le disfunzioni sessuali femminili sono manifestazioni di comportamenti, pensieri ed emozioni sgradevoli per la donna che tendono ad automantenersi compromettendo in parte o completamente il benessere sessuale.

I disturbi psicologici

I disturbi psicologici sono situazioni di forte disagio individuale identificabili con i sintomi di origine psicologica. Tuttavia, i disturbi psicologici interessano e si diffondono su tutto l’organismo. Le forme principali di psicopatologie sono il disturbo dell’ansia generalizzato, il disturbo di panico, il disturbo ossessivo- compulsivo, le fobie e la depressione. L’ansia è un’emozione che tutti hanno sentito nelle situazioni di pericolo oppure nei momenti stressanti (ad esempio prima di un esame). Piccole quantità di agitazione contribuiscono all’aumento dell’attenzione e all’attivazione neuro-fisiologica; questo ci aiuta a prepararsi e attivarsi nelle situazioni che richiedono specifiche reattività e quindi costituisce una specie di allerta funzionale alla persona. 

L’attacco di panico: se lo conosco (magari) lo supero

Il corpo grida ciò che le parole non riescono a dire. L’attacco di panico rappresenta una richiesta d’aiuto ad una situazione esistenziale che la persona vive con una forte preoccupazione, spesso accompagnata da una sensazione di impotenza. Si manifesta senza una ragione apparente e con una crescente e improvvisa escalation di ansia con sintomi cognitivi e somatici che vanno dalla sensazione di soffocamento alle vertigini, dall’aumento del battito cardiaco alle vampate di calore, dalla nausea alle vertigini fino alla paura di perdere il controllo o morire.

Nel corso di un attacco di panico la persona è oppressa da pensieri catastrofici e incontrollabili che gli riempono la mente fino a rendergli difficoltoso pensare lucidamente e fargli temere che tali sintomi siano veramente pericolosi. L’idea di essere agli esordi di una malattia non diagnosticata è comune e porta alla consultazione di un medico o il ricorso al pronto soccorso che il più delle volte rilascerà una diagnosi di attacco d’ansia.

I sintomi più comuni

  • aumento del battito cardiaco (tachicardia)
  • sensazione di calore diffuso e sudorazione
  • brividi di freddo e tremore
  • formicolio alle mani
  • difficoltà nella respirazione
  • senso di vertigine
  • nausea
  • aumento o diminuzione della pressione sanguinea
  • oppressione e dolore al petto
  • diminuzione del senso di realtà
  • paura di perdere il controllo
  • sensazione di stare sempre peggio e non riuscire a riprendersi
  • paura di morire

Come si manifesta?

L’attacco di panico non è preceduto da segnali, può avvenire in qualsiasi luogo e momento e questo ne aumenta il suo timore. E’ più frequente nelle donne sebbene gli uomini non ne siano certo immuni, si manifesta già dalla giovane età in concomitanza a periodi o momenti di forte preoccupazione o impegno intenso nello studio o nel lavoro. I segnali del suo arrivo coincidono con la sua presenza sempre più pervasiva, una forza perturbatrice che attraversa il corpo scuotendolo e impegna la mente paralizzandola.

Da cosa dipende?

Il verificarsi di una attacco di panico può essere favorito da un evento scatenante che lancia la persona verso sentimenti di forte preoccupazione in seguito all’inizio di una nuova esperienza, un cambiamento nella vita, un episodio traumatico, il modificarsi di alcune condizioni di lavoro, finanziarie o relazionali.  In poche parole una modificazione nella propria esistenza che genera una forte apprensione o anticipazione di fallimento.

Le conseguenze sulla vita

E’ possibile che una persona ne viva uno o due episodi nel corso della vita senza che ciò implichi la presenza di un disagio psicologico più complesso. Il ripetersi degli attacchi di panico, invece, può favorire la nascita della paura di ritrovarsi in situazioni di perdita di controllo inaspettate e improvvise che possono portate alla scelta di limitare le uscite e tutte quelle esperienze in cui l’attacco di panico può presentarsi. Si evitano le situazioni in cui si teme possa verificarsi e sarebbe difficilmente gestibile come ad esempio guidare in autostrada, viaggiare in treno, essere in luoghi chiusi dai quali non è facile uscire velocemente. Quando non si vuole ricorrere all’evitamento come strumento di controllo del proprio spazio di movimento si chiede di essere accompagnati per non rimanere da soli. Sono immaginabili le conseguenze in ambito sociale, lavorativo e sulla qualità della vita.

Come si supera?

L’attacco di panico rappresenta l’espressione di un disagio che ha cause non legate al momento ma ad una percezione di sé precaria, poco capace di affrontare le difficoltà. Per questo ogni trattamento farmacologico anche quando elimina il ripresentarsi di episodi di attacchi di panico, non affronta e non risolve la causa vera, il disagio psicologico che lo genera. Allo stesso modo non offre significativi vantaggi l’utilizzo di tecniche di rilassamento o lo yoga, visto che anche esse non vanno ad scoprire, affrontare e quindi superare le cause del disagio.

Potrà sembrare banale ma di attacco di panico non si muore, tanto vale non allarmarsi oltre il necessario ma viverlo, invece, come un vibrante temporale interiore che fa paura ma che passerà se non in alcuni secondi, sicuramente in pochi minuti. Questo modo di affrontarlo gli toglie forza e non peggiora le cose. I sintomi piano piano spariranno, la respirazione tornerà normale ed anche il battito cardiaco calerà.

Ma ciò indubbiamente non basterà a debellare il problema. Sarà infatti necessario andare a fondo e indagare le cause del disagio psicologico di cui l’attacco di panico è soltanto il grido d’aiuto, l’espressione fisica del malessere esistenziale. Uno psicoterapeuta preparato sarà sicuramente un buon alleato e accompagnerà la persona nel corso di un viaggio, non lungo, finalizzato a smascherare e superare le radici del malessere e scoprire nuove soluzioni e opportunità. Un percorso terapeutico che permetterà alla persona di fare riferimento alle proprie risorse e di scoprirne di nuove per affrontare ciò che, talvolta non consapevolmente, fa paura. Cambiare.

 

Immagine: Panic, Duane Kirby Jensen

 

Cancro al testicolo e conseguenze sul benessere psico-sessuale

Tra le malattie che minacciano la vita, il cancro si pone come evento tra i più traumatici e stressanti. Poche altre malattie presentano così evidenti conseguenze sul benessere psico-sessuale, minacciando e interferendo sulla dimensione fisica, psicologica, esistenziale e relazionale. Molti studi, già a partire dagli anni settanta, hanno dimostrato la presenza di disagio psicologico sin dalla comunicazione della diagnosi. Quelli più frequentemente riscontrabili comprendono i disturbi dell’adattamento, i disturbi depressivi, i disturbi d’ansia, i disturbi psichiatrici su base organica, i disturbi psicotici e le disfunzioni sessuali. Relativamente all’area della sessualità, dalla letteratura emerge come, direttamente o indirettamente, il cancro ed il suo trattamento possono influenzare il desiderio, il piacere e le funzioni sessuali in un’ampia percentuale di pazienti. Ciò può avvenire sia nel momento della diagnosi, per il significato di minaccia alla sopravvivenza che essa rappresenta, sia al termine del trattamento a causa della profonda trasformazione nella valutazione del mondo e della propria posizione in esso (ruoli cambiati, incertezza sul futuro, alterazione dell’immagine corporea, timore di perdere rapporti importanti, problemi di lavoro o economici, possibili problemi di infertilità, ecc.).

La comparazione tra diversi studi che hanno indagato la relazione tra cancro e disfunzioni sessuali indica come esse tendano ad essere presenti, indipendentemente dalla sede del tumore e dalla distanza di tempo dalla diagnosi, sia nell’uomo che nella donna. E’ presumibile, però, che la loro incidenza vari a seconda della tipologia del cancro (malignità), della sua collocazione (organi della sfera genitale o meno), del trattamento utilizzato (intervento chirurgico, chemioterapia, radioterapia, ecc.) oltre che dalle caratteristiche psico-relazionali e socio-affettive, agli stadi di vita e al funzionamento sessuale precedente della persona.

Cancro al testicolo e implicazioni psico-sessuali

La prevalenza delle conseguenze psicologiche in pazienti affetti da cancro al testicolo sono state esaminate in diversi studi. Alcuni di questi hanno rilevato livelli di ansia, depressione e qualità della vita simili a quelli della popolazione generale. Altri hanno evidenziato, invece, livelli non sottovalutabili di disagio psicologico o rischio di svilupparlo: nello specifico hanno riscontrato non solo la presenza di sintomi ansiosi o depressivi ma anche cambiamenti dell’immagine corporea, dovuti all’impatto dell’orchiectomia, e modificazioni socio-relazionali. Uno studio sulla qualità della vita ha evidenziato come circa il 10% dei pazienti, anche dopo un lungo periodo di tempo dal trattamento, presentava difficoltà psicologiche quali ansia, depressione, fatica, e difficoltà relazionali. Recenti indagini, motivate dalla mancanza di informazioni circa il profilo psicologico di soggetti con cancro al testicolo che hanno richiesto la crioconservazione del liquido seminale, hanno valutato la prevalenza sia di disturbi dell’umore e hanno evidenziato la presenza di ansia e depressione in due terzi dei soggetti intervistati. I risultati ottenuti hanno spinto l’equipe medica a considerare la condizione psicologica del paziente come elemento fondamentale della diagnosi e quindi a migliorare il servizio offerto.

La particolare collocazione di questa tipologia di cancro e il ricorso all’orchiectomia, sebbene priva di particolari rischi e di facile esecuzione, fa emergere nel paziente una serie di problematiche che si riflettono sulla vita sessuale manifestando talvolta disfunzione erettile, disordini dell’eiaculazione, difficoltà dell’orgasmo, diminuzione del desiderio sessuale, diminuzione dell’attività sessuale e insoddisfazione sessuale: l’incidenza varia a seconda del trattamento associato all’intervento chirurgico e diminuisce con il trascorrere del tempo dal trattamento. 

Alcuni autori hanno sottolineato come l’informazione offerta al paziente riguardo al trattamento e il sostegno psicologico se è presente un disagio influenzino positivamente l’andamento post-trattamento e la qualità della vita del paziente. La consulenza psicologica pre-trattamento, finalizzata a predire lo sviluppo di futuri disagi, e post trattamento può dunque favorire una buona qualità della vita del paziente anche sotto il profilo sessuale. 

Un altro aspetto problematico è la capacità procreativa dopo il trattamento. Il tumore al testicolo, infatti, rende la possibilità di concepimento uno degli aspetti più importanti e delicati all’interno di tutto il tema della qualità della vita. Nel paziente neoplastico la funzione sessuale e riproduttiva può risultare alterata in modo diretto, come nel caso dei tumori che colpiscono gli organi riproduttivi come effetto secondario delle terapie chirurgiche, radianti, chemioterapiche e ormonali effettuate. Se l’implicazione è evidente e scontata nel trattamento chirurgico, non lo è altrettanto nei trattamenti farmacologici e radianti i cui effetti collaterali, in termini di interferenza con la fertilità, dipendono dalla dose, dal tipo di trattamento, ma anche dall’età del paziente. In generale si può affermare che nel maschio gli effetti collaterali delle terapie consistono in disturbi della produzione del liquido seminale e dell’eiaculazione. Il trattamento radiante a livello delle gonadi è potenzialmente responsabile della riduzione delle cellule germinali oltre che dell’alterata funzione endocrina.

Un altro problema da valutare, e che i pazienti si pongono, è quello del rischio di trasmettere particolari malattie alla progenie. Questo rappresenta un interrogativo che condiziona il desiderio di procreare in assenza di chiarimenti da parte del personale medico. A tale riguardo è interessante notare come, in uno studio con pazienti con tumore, non solo al testicolo, coloro che sono diventati genitori, diversamente da chi non ha avuto figli, hanno usufruito di maggiori informazioni, prima dei trattamenti, sulla possibilità di conservare il seme e in generale di discutere con i propri terapeuti le possibili implicazioni mediche associate alla procreazione. 

Questa disamina pone in evidenza come l’assenza di difficoltà sessuali ed una vita sessuale e relazionale soddisfacente precedentemente all’intervento rappresentino fattori di protezione contro l’insorgere di difficoltà sia sessuali che psicologiche. Da non sottovalutare anche l’importanza del sostegno della partner al momento della diagnosi e durante il trattamento. infatti, anche se un paziente dispone di un ottimo aiuto da parte di familiari ed amici, questo non può compensare la mancanza del sostegno fornito dal partner. Questo ruolo così speciale, cioè, non può essere vicariato da altre relazioni e la sua assenza può condizionare negativamente l’andamento del paziente alla malattia ed ai suoi reliquari

In conclusione, questa tipologia di cancro prevede un’alta percentuale di prognosi favorevoli e una bassa probabilità di generare infertilità. La presenza di una relazione significativa ed una soddisfazione sessuale al momento della diagnosi rappresentano fattori di protezioni contro l’insorgere di difficoltà psicologiche e/o sessuali. Appare comunque necessaria un’attività di consulenza e sostegno a queste coppie per limitare ulteriormente il disagio derivante dalla scoperta e dal trattamento del cancro al testicolo. Tale supporto si rende fondamentale per coloro che hanno una vita sessuale insoddisfacente al momento della diagnosi (anche per la presenza o meno di una disfunzione sessuale) o non abbiano una partner in grado di sostenerlo emotivamente ed affettivamente dalla scoperta della patologia alla sua completa risoluzione.

Il deficit erettile visto dalle donne: come affrontarlo?

Cosa succede in una coppia quando si verifica un deficit erettile e quale può essere il ruolo della donna sia per quanto riguarda l’insorgenza del problema che il suo superamento? La redazione di Uomoinsalute mi ha posto queste domande ed io ho cercato di illustrare il vissuto emotivo di una donna di fronte ad una difficoltà dell’erezione del partner, il ruolo che può giocare nell’accompagnarlo verso la consapevolezza del problema, l’incontro di un professionista Sessuologo e la partecipazione al percorso terapeutico. Ciò che è emerso si può leggere in questo articolo.

Sextortion. Adescamento virtuale ed estorsione sessuale

Un fenomeno sempre più frequente quello denominato Sextortion, un termine composto dalle parole inglesi sex ed extorsion. In cosa consiste? Una giovane donna di belle sembianze ti contatta via Facebook oppure tramite applicazioni chat matchando il tuo profilo o chiedendoti l’amicizia. Ne rimani naturalmente catturato e inizi a chattare con domande comuni sul luogo di residenza, il lavoro, gli interessi.

Disfunzione erettile: cosa prova una donna

Quante donne possono raccontare di essersi trovate di fronte ad una disfunzione erettile del proprio partner? Probabilmente molte e diverse saranno state loro le reazioni. C’è chi avrà pensato di esserne la causa, chi avrà avuto il timore di non essere più attraente, chi invece si sarà risentita per l’impossibilità a realizzare una notte d’amore. Insieme al Dr. Andrea Garolla, noto medico esperto di Andrologia, abbiamo provato a navigare nei vissuti di una donna che vive un’esperienza, breve o prolungata, di difficoltà dell’erezione del partner spiegando i differenti vissuti emotivi, i significati che vi si attribuiscono e le modalità con le quali è più utile affrontare il problema.

Il deficit erettile (o disfunzione erettile, DE) colpisce oltre 3 milioni di italiani, e un terzo di chi ne soffre ha meno di 40 anni. Andare dallo specialista per molti uomini rimane ancora oggi un tabù, e parlarne con la partner per affrontarlo insieme è molto difficile. Rivolgersi al proprio Medico e all’Andrologo, e consultare anche lo Psicologo – Sessuologo, resta la soluzione più sicura ed efficace. Portale della Salute, con il progetto Uomoinsalute.it dedicato alla salute maschile a 360°, offre uno sportello online gratuito a cui risponde l’Andrologo, per chiarire dubbi, timori, e trovare la prima risposta alle proprie domande.

Ma in caso di disturbi dell’erezione, cosa può fare una donna e come può gestire l’ondata emotiva che la investe, insieme al suo partner? Vediamo di capire meglio con l’aiuto degli esperti di Portale della Salute, il Dott. Andrea Garolla, Specialista in Farmacologia Clinica e Dottore in Scienze Endocrine A.O. Università di Padova e il Dr. Stefano Angelini, Psicologo Clinico, Sessuologo dell’Azienda Ospedaliera Università degli Studi di Padova.

Le paure e le emozioni che investono una donna

Quando insorge una difficoltà erettiva, indipendentemente che sia di natura psicologica o fisiologica, le reazioni e le emozioni che investono una donna possono essere molto diverse. Ad esempio il timore di esserne la causa. “Il disagio emotivo che ne deriva è vissuto spesso in modo così profondo da poter compromettere la propria autostima”, ci spiega il Dott. Angelini. Il timore di una femminilità diminuita, di essere poco interessanti agli occhi del proprio uomo, sono le paure che più tipicamente emergono. Oltre a queste, può seguire il timore di essere tradita o, peggio ancora, abbandonata. In altri casi la donna può vivere rabbia e frustrazione per l’impossibilità all’incontro sessuale e attribuisce ogni responsabilità al partner, aspettandosi che lui affronti quanto prima il problema.

Capire e riconoscere un disagio “in lui”

Le donne che hanno un buon rapporto con la propria sessualità riescono invece mettere a fuoco che è l’uomo ad essere in difficoltà, non loro stesse, e riconoscono un episodio di deficit erettile come il segnale di un disagio emotivo o relazionale in lui. Questo succede ad esempio quando una coppia è all’inizio della propria relazione e si trova a vivere i primi rapporti, che possono essere vissuti dall’uomo come una prova da sostenere per essere accettato e “scelto”.

Saremo “compatibili”? Il “disegno” del destino…

Il dubbio sulla compatibilità e sull’intesa sessuale assale tutte le coppie che si sono conosciute da poco e la risposta se si è fatti per l’uno per l’altra viene cercata anche attraverso l’intimità. Possiamo accettare l’idea di non essere compatibili con chiunque, ma quando capita di “non trovarsi” a letto, la frustrazione è tanto più forte quanto più siamo interessati all’altro, evidenzia il Dott. Angelini. In queste situazioni la donna non attribuisce né a sé, né al partner la responsabilità del problema, ma alla fatalità o a un “disegno” del destino. Talvolta la donna sceglie di affidarsi a questo segno e quindi abbandona la relazione, altre volte, quando molto interessata all’uomo incontrato, dimostra comprensione e disponibilità a mettere a proprio agio il partner affinché, nel tempo, la coppia raggiunga una buona intesa sessuale.

Se la causa non è psicologica…

Ma se la causa non è psicologica, quali altri fattori entrano in gioco? Oggi, come ci spiega il Dott. Andrea Garolla, Specialista Andrologo dell’Università di Padova, “sempre più spesso i difetti di erezione non vengono visti come una malattia indipendente, ma come un sintomo di altri problemi che possono coinvolgere l’intero organismo. In questo caso, il ruolo dello Specialista per individuare la diagnosi e quindi il corretto approccio terapeutico è fondamentale”.

E altrettanto lo è quello della donna, “che può incoraggiare e spingere l’uomo ad affrontare un problema che tanto lo tocca ma altrettanto lo imbarazza, al punto da continuare a rimandare il primo contatto con un professionista, oppure a minimizzare con la partner”, chiarisce il Dr. Angelini.

Quali le cause organiche della disfunzione erettile?

Il Dott. Garolla spiega che oltre all’avanzare dell’età – di per sé fattore di rischio indipendente – nella maggior parte dei casi la DE è causata da molteplici fattori di rischio. Le patologie vascolari e metaboliche sono tra quelli più diffusi, e troviamo l’ateriosclerosi, l’ipertensione, l’obesità, il diabete, gli alti livelli di colesterolo (ipercolesterolemia) e di grassi nel sangue (ipertrigliceridemia). Si tratta infatti di elementi che possono ridurre l’afflusso del sangue non solo al cuore o al cervello, portando a infarto e ictus, ma anche al pene, provocando disfunzione erettile.

La disfunzione erettile quale “alibi” per un problema sessuale della donna

Seppure non molto frequente, il Dr. Angelini ci spiega che talvolta il deficit erettile del partner viene vissuto da alcune donne come una sorta di liberazione dal dover assecondare una esperienza non desiderata. Esistono relazioni in cui una donna, per indole personale, insoddisfazione, difficoltà nei confronti del sesso, o perdita del desiderio dovuta a diversi motivi, vive il venire meno della sessualità come un modo per “uscire” da una dinamica di oppressione. Rassicurata dal fatto che non vi è aspettativa, o almeno, richiesta in tale senso da parte del partner. L’emergere di una disfunzione erettile solleva dal dover fingere il classico mal di testa o rimandare per stanchezza, impegni o scarsa voglia. In questi casi l’aspettativa della donna è rivolta a una relazione di serena convivenza, dove la fisicità non è più necessaria, se non relegata ai gesti affettivi quali l’abbraccio o le coccole.

Infedeltà: la DE quale “soluzione” del problema

Quando si vivono situazioni di infedeltà o di “eccessive” attenzioni verso altri soggetti, l’emergere di un problema erettivo diventa per la donna una sorta di “rassicurazione”, vivendo così il problema come una soluzione alla crisi relazionale. La malattia dell’altro potrebbe favorire il ritorno alle attenzioni verso di lei, che prima riceveva in esclusiva e che, nel tempo, sono state dirottate altrove. Oltre a ciò, la DE può rappresentare un fattore protettivo verso una possibile separazione, conclude il Dr. Angelini, poiché un uomo con questo problema difficilmente si proporrebbe ad un’altra donna.

Gli Specialisti raccomandano di rivolgersi al proprio Medico per avviare il prima possibile gli eventuali accertamenti diagnostici e quindi trovare l’approccio terapeutico più adatto, sia esso di natura psicologica o farmacologica. Spesso, alla base di ogni soluzione c’è proprio il dialogo, a partire dall’interno della coppia.

L’articolo, realizzato in collaborazione con il Portale della Salute e Uomoinsalute.it, é disponibile sul sito alfemminile.com

Feticismo: l’attrazione esclusiva

Nella perversione del feticismo l’eccitamento sessuale è determinato principalmente, o esclusivamente, da un oggetto inanimato o da una parte del corpo non sessuale come i piedi ad esempio. Senza questo oggetto è difficile, se non impossibile, raggiungere un adeguato piacere sessuale, in qualsiasi situazione erotica; esso rappresenta l’elemento unico ed indispensabile che consente il raggiungimento del piacere sessuale. Tra questi oggetti figurano mutandine, reggiseni, calze, reggicalze, scarpe, stivali, guanti, ecc. 

La disfunzione erettile

La disfunzione erettile è definita come la l’incapacità a raggiungere e/o mantenere un’erezione sufficiente che consenta un’attività sessuale soddisfacente. La difficoltà si manifesta in maniera variabile non solo da individuo a individuo, ma in momenti diversi nella stessa persona. L’erezione può essere completa o quasi e scomparire prima del rapporto, oppure diventare tanto debole da permettere l’introduzione del pene in vagina solo con l’aiuto delle mani, qualche volta può durare più a lungo e scomparire durante i movimenti coitali prima che la persona raggiunga l’orgasmo; per altri uomini, invece, il pene rimane semirigido per tutto il tempo dei preliminari, così che la penetrazione non può nemmeno essere tentata.

La dipendenza sessuale

Possiamo definire la dipendenza sessuale come una relazione distorta con il sesso attraverso la quale la persona ricerca il piacere, dà senso alla vita, allevia lo stress, fugge dai sentimenti negativi o dolorosi, dalle relazioni intime che non è capace di gestire. Questa relazione diviene il bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto viene sacrificato, comprese le persone che vengono considerate solamente come oggetti da usare. I dipendenti sessuali hanno perso il controllo sulla loro capacità di dire no, sulla loro abilità di scegliere. Il loro comportamento sessuale diviene parte di un ciclo di pensieri, sentimenti ed azioni che non sono più in grado di controllare.

L’anorgasmia

Con il termine anorgasmia si indica l’impossibilità di raggiungere l’orgasmo. Essa si presenta in varie forme: alcune donne non sono mai riuscite a provare un orgasmo con nessun tipo di stimolazione, per altre la difficoltà compare solo al momento del rapporto sessuale. Per alcune la difficoltà è transitoria e varia la sua incidenza a seconda dei periodi, mentre per altre rimane stabile nel tempo. E’interessante notare che alcune donne sono fortemente disturbate dall’anorgasmia, altre si dicono comunque soddisfatte dall’intimità e dal piacere che ricavano dalla loro sessualità. Alcune donne, pur rimanendo anorgasmiche, sperimentano piacevoli esperienze erotiche, altre perdono completamente ogni interesse. 

Disturbi del desiderio

I disturbi del desiderio si presentano sotto una vasta gamma di variabilità. Possono riguardare un temporaneo, e per questo non sempre preoccupante, calo dell’interesse verso la sessualità successivamente ad un lutto, nel corso di periodi particolarmente stressanti sotto il profilo lavorativo, in occasione di impegni gravosi o esami che portano la persona a mettere in secondo piano la sessualità o nel corso di una discordia di coppia.  In questi casi non si può parlare di un vero e proprio disturbo sessuale a meno che lo scarso o nullo interesse verso la sessualità non persista nel tempo e rischi di compromettere l’eventuale relazione in atto o la possibilità di costruirne una. Tale calo del desiderio può, inoltre, essere causato da fattori organici o dall’uso di farmaci.

Eiaculazione ritardata o assente

L’eiaculazione ritardata consiste nell’incapacità della persona ad abbandonarsi al riflesso liberatorio dell’orgasmo. Esistono variazioni del quadro clinico per cui esistono casi in cui non è mai stato possibile raggiungere l’orgasmo magari anche in presenza di polluzioni notturne accanto ad altri la cui incapacità si manifesta solo al momento di eiaculare in vagina. La maggior parte dei pazienti presenta un comportamento che è compreso tra questi due estremi: sono capaci di rispondere adeguatamente all’autostimolazione in privato ma diventano completamente inibiti di fronte ad una donna.

Vaginismo e Dispareunia

Il vaginismo è caratterizzato da una contrazione involontaria dei muscoli del terzo esterno della vagina che si presenta ogniqualvolta si tenti di introdurre un corpo estraneo: il pene,il tampone, il dito, anche il proprio.

Il vaginismo è una reazione globale di paura; la penetrazione sembra ridursi ai suoi soli significati aggressivi e violenti, la donna è consapevole del pericolo fantasticato e a differenza della dispareunia non attende il segnale del dolore per difendersi, si trasforma fin dall’inizio in una fortezza. 

Il disturbi dell’alimentazione

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono le patologie che generalmente si identificano nel rapporto problematico tra l’individuo e il cibo. Le principali forme di DCA sono l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa e il Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Nonostante il fatto che la quota maschile risulti in aumento, le più a rischio sono le giovani donne occidentali. È noto che i disturbi alimentari si manifestano più spesso nelle grandi città, ma non ci sono particolari distinzioni di classe sociale. Per quanto riguarda l’età delle persone più a rischio, in Italia c’è una prevalenza di DCA del 5,3% nella fascia di età tra 18 e 25 anni, secondo i dati del Ministero della salute (2009).

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi