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La Dipendenza Affettiva

La dipendenza non è un vizio, ne’ una malattia ma un processo che si innesca quando una persona, nel contatto con un particolare oggetto si sperimenta in maniera diversa e legge tale ristrutturazione del sé come positiva e più funzionale.  E’ la convinzione individuale di aver trovato in un posto e solo in quel posto la risposta fondamentale ai propri bisogni e desideri essenziali: che non è possibile soddisfare altrimenti.

Quella effettiva è una delle dipendenze meno tangibili: la persona non è dipendente da una macchina, dalla bottiglia o da una droga; dipende da un cuore, da una speranza, da una presenza. Quando l’essere umano amato scompare, il dipendente affettivo si ritrova in piena astinenza e in balia dei flutti: tutto il suo essere è alla deriva, in un’angoscia emotiva che gli fa vivere il martirio. La persona dipendente non è assolutamente in grado di uscire da una relazione anche se ammette che la relazione stessa è senza speranza, insoddisfacente, umiliante e spesso autodistruttiva. Inoltre sviluppa una vera e propria sintomatologia come ansia generalizzata, depressione, insonnia, inappetenza, malinconia ed idee ossessive.

Una modalità relazionale in cui il soggetto si rivolge continuamente agli altri per essere aiutato, guidato, sostenuto. L’individuo dipendente, avendo una scarsa fiducia in se stesso, fonda la propria autostima sulla rassicurazione, sull’approvazione altrui ed è incapace di prendere decisioni senza incoraggiamento esterno. E’ una inclinazione a delegare parti significative della propria personalità ad altri in cambio di una garanzia affettiva e di una rassicurazione.

La passione amorosa, è un complesso di amore e di odio. L’innamorato patologico si lega al suo oggetto d’amore per dare soddisfazione sia ad esigenze d’amore, sia ad esigenze di odio. Nella sua passione convergono il flusso dell’amore (il bisogno imperioso di vivere un amore in piena libertà) e il flusso dell’odio. Se non si comprende che la passione amorosa è una ricca ancorché oscura miscela di amore e odio, e se non si comprende quanta energia liberatrice c’è in quest’odio, si espropria il soggetto ammalato della sua forza caratteriale e lo si condanna a cercare sempre una nuova dipendenza amorosa.

E’ una condizione di assoluta dedizione all’altro che determina la progressiva riduzione dei propri spazi d’indipendenza, implica il disinteresse per tutto quanto non riguardi l’oggetto d’amore e la chiusura nel rapporto di coppia. Chi soffre di questa forma di dipendenza vive come pericolo ogni altro rapporto ed è ossessionato dall’idea di perdere il partner. L’allontanamento temporaneo della persona amata causa un’enorme sofferenza e, in alcuni casi, eccessi di gelosia, che possono sfociare in violenza fisica o verbale, o in episodi depressivi.

Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere ed a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed intimità. Al contrario quello che ricerca è un piacere immediato, l’alleviamento di una tensione o il superamento di un’insicurezza. Una volta raggiunto l’appagamento, esso risulta così tranquillizzante, liberatorio che si ha voglia di rivivere e innescare tutto il percorso. Il partner, i sentimenti e la relazione in sé vengono vissuti come oggetti di piacere immediato.

Bibliografia

Deetjens M.C., Dire basta alla dipedenza affettiva. Imparare a credere in se stessi. Ed. Il Punto d’Incontro, Vicenza, 2006

Galimberti U., Dizionario di psicologia, Garzanti, Milano, 2006

Ghezzani G., quando l’amore è una schiavitù. Come uscire dalla dipendenza affettiva e raggiungere la maturità psicologica. Franco Angeli, Milano, 2006

Guerreschi C., La dipendenza affettiva. Ma si può anche morire d’amore? Franco Angeli, Milano, 2011

Valcarenghi M., Senza di te io non esisto. Dialogo sulla dipendenza amorosa. Bur Rizzoli, 2009

Immagine: Greatest Love (particolare)

Chi è la persona con dipendenza affettiva?

La persona con dipendenza affettiva presenta una scarsa autostima e fiducia in se stessa. Convinta di non meritare di essere amata, vive costantemente nella paura di non piacere, teme la solitudine, accetta di fare qualunque cosa per l’altro anche se questa va contro i suoi valori. Un complesso di inferiorità che induce la persona ad asservirsi e, talvolta, a tollerare l’intollerabile per conservare quel poco d’amore che è riuscita a strappare. Giacché fa fatica a porre dei limiti, nutre una paura viscerale di essere abbandonata.

La sua libertà viene delegata a qualcun altro. Si mette sotto la tutela di questo il quale acquisisce un forte potere. Troppo occupata a ricercare fuori di sé ciò che crede di non trovare dentro, la persona si interessa poco a se stessa fino a negare la propria identità ponendo la responsabilità della propria vita nelle mani di terzi rendendolo spettatore della propria esistenza.

La caratteristica prevalente di queste persone sembra essere una costante sfiducia in se stessi ed una percezione di una enorme insicurezza personale e sociale. L’individuo con personalità dipendente permette passivamente che gli altri dirigano quasi completamente la sua vita e non avanza richieste per timore di compromettere queste relazioni considerate probabilmente protettive, delle vere e proprie ancore di salvezza.

Appare un quadro di estrema dipendenza generalizzata che si manifesta inoltre con una difficoltà a prendere delle decisioni importanti; è tipica la richiesta di continue ed eccessive rassicurazioni a persone significative per il soggetto. Tale caratteristica non rende il soggetto dipendente in grado di prendersi cura di se stesso senza che sia qualcun altro a farlo.

Gli individui con personalità dipendente si considerano inadeguati ed indifesi e, pertanto, si potrebbero percepire come incapaci di affrontare il mondo e la vita con le proprie forze. Ricercano in genere relazioni strette soprattutto con qualcuno che sembra in grado di affrontare la vita, che li protegga e che si prenda cura di loro. Cedono, in altri termini, le proprie responsabilità in cambio di cure.

Pur di compiacere l’altro significativo ed evitare il conflitto evita ogni ogni forma di controversia. Nel caso in cui la relazione dipendente finisse potrebbe esserci una sorta di sentimento di disgregazione con tendenza alla depressione e, l’unica alternativa, sembrerebbe essere trovare quasi immediatamente una sorta di rimpiazzo, una figura nuova con cui ristabilire un legame appunto dipendente.

Così come per le altre dipendenze la persona spesso è consapevole di non potere fare a meno dell’altro a tal punto che senza di lui sarebbe perso. La frustrazione presente è alta, così come la consapevolezza di non essere in grado di farcela da soli, di distaccarsi dall’altro dal quale ci si sente imprigionati o spesso schiavi.

Nel cercare affetto, comprensione e approvazione e molti altri bisogni comuni queste persone tendono a gettarsi tra le braccia di chi si rende disponibile in modo indiscriminato. Questo particolare processo getta spesso nell’ansia (se non nel panico) nel momento in cui una persona con dipendenza si ritrova con dei bisogni molto importanti senza nessuno che possa soddisfarli.

In una relazione molto importante la persona dipendente fa di tutto per “conservare” con la massima cura la relazione, temendo che se perdesse qualcuno che soddisfa i propri bisogni potrebbe perdere tutte le possibilità di essere accudita. Alla domanda “accetto la relazione così com’è o perdo tutto? (rischiando di rimanere da solo) la persona risponderebbe con la prima opzione ritenendola come l’alternativa migliore.

essere dipendente

essere amati

essere accuditi

essere indipendente

essere abbandonati

rimanere da soli

Bibliografia

Deetjens M.C., Dire basta alla dipedenza affettiva. Imparare a credere in se stessi. Ed. Il Punto d’Incontro, Vicenza, 2006

Guerreschi C., La dipendenza affettiva. Ma si può anche morire d’amore? Franco Angeli, Milano, 2011

 

Immagine di Angela Trimble (particolare)

Le origini della personalità dipendente: la famiglia deficitaria

Il modo migliore per arrivare a capire il significato di questa situazione caratteristica è analizzare il fatto che in alcuni tipi di famiglia i bisogni emotivi non vengono riconosciuti. Il senso di abbandono e le difficoltà che sopraggiungono in seguito alle separazioni sono legate alla prima esperienza vissuta con la madre o con chi ne ha fatto le veci. Che si tratti di esperienze di rifiuto nel cortile della scuola, di umiliazioni subite da pari, di un ambiente familiare carente, di esperienze reali o temute di abbandono, è chiaro che il bambino è un essere molto vulnerabile e permeabile a diverse ferite. 

Nell’infanzia il bambino fa riferimento a due modelli relazionali: il modello relazionale della coppia genitoriale e il modello relazionale padre/figlio, madre/figlio. Il bambino osserva come i genitori parlano tra di loro, come si relazionano e come esprimono il loro sentimenti, siano essi di gioia o di rabbia. Queste interazioni serviranno al bambino per costruire la sua rappresentazione mentale di quello che sono gli scambi relazionali e costituire così un modello di attaccamento.

Nel secondo modello, invece, il bambino si relaziona direttamente con le sue figure di attaccamento. In base alla discrepanza originata da ciò che il bambino desidera e ciò che realmente ottiene da loro (cure, rabbia, frustrazione, affetto…), egli creerà un modello che lo porterà in seguito a ricercare quelle relazioni affettive che si avvicinano meglio alle sue esperienze passate.

Per esempio, di fronte ad un genitore freddo e non affettivamente disponibile, il bambino potrebbe mantenere il suo equilibrio affettivo cercando di minimizzare un comportamento dipendente verso quel genitore, con tutti gli effetti negativi che può comportare questo tipo di attaccamento. Se questa soluzione può sembrare adattiva in quel momento, non lo sarà in futuro quando il bambino, diventato adulto, si rapporterà con gli altri allo stesso modo. Il suo sviluppo emozionale risulterà deviato, causandogli problemi emotivi e comportamentali, compresa la scelta di partner non disponibili affettivamente.

La dipendenza affettiva deriva da diversi fattori, di cui il principale è un ambiente familiare deficitario. In questo tipo di famiglia, per la maggior parte del tempo, non vi è interazione fra figli e genitori. L’essenziale di ciò che viene trasmesso sono messaggi, verbali e non verbali, negativi. I bambini cresciuti in queste famiglie non acquisiscono un’autonomia affettiva, divengono incapaci di stabilire relazioni interpersonali stimolanti a partire dalle proprie risorse. Da adulti cercheranno l’approvazione e la valorizzazione per fondare la stima di sé, ambiranno a legami affettivi con persone che le ammireranno e gli permetteranno di svelare qualità proprie e risorse nascoste. I

I bambini, i cui bisogni d’amore rimangono non riconosciuti, possono adattarsi imparando a limitare le loro aspettative. Questo processo di limitazione può portare al formarsi di pensieri del tipo: “i miei bisogni non contano” o “non sono degno di essere amato”. Da adulti gli intossicati d’amore dipendono dagli altri per quanto concerne la cura di se stessi e la soluzione dei loro problemi, temono di essere respinti, rifuggono il dolore, non hanno fiducia nelle loro abilità e si giudicano persone non degne d’amore.

Ricerche condotte sul rapporto tra attaccamento infantile, adulto e dipendenza rilevano la provenienza dei soggetti dipendenti da famiglie con figure parentali iperprotettive o autoritarie il cui clima interno, carico di ansia, trasmette un messaggio di pericolosità e di perdita affettiva al bambino riguardo l’autonomia e l’esplorazione del mondo.

Bibliografia

Guerreschi C., La dipendenza affettiva. Ma si può anche morire d’amore? Franco Angeli, Milano, 2011

Norwood R., Donne che amano troppo, Feltrinelli, Milano 1995

Piètro D., La dipendenza affettiva: come riconoscerla e liberarsene, Ed Paoline, Milano, 2005

Poudat F-X., La dipendenza amorosa: quando l’amore e il sesso diventano una droga, Castelvecchi, Roma, 2005

Immagine: Bad family by Eumni Park

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