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Comprendere e superare l’Eiaculazione Precoce

Probabilmente l’eiaculazione precoce è il disturbo sessuale più frequente tra gli uomini. Gli uomini che ne soffrono lamentano la scarsa durata del rapporto sessuale sin dagli esordi della sessualità di coppia oppure dopo un periodo di vita durante il quale la sessualità è stata soddisfacente. Talvolta i tempi di eiaculazione sono così brevi che questa avviene ancora prima della penetrazione. Alcune persone raccontano di avere eiaculato, all’inizio della “carriera” sessuale, prima ancora di essersi spogliati. In genere però l’eiaculazione precoce si presenta durante la penetrazione; le cose vanno un po’ meglio durante i preliminari, cioè mentre si viene stimolati al pene con le mani o con la bocca, e ancora meglio se ci si masturba da soli.

Dr. Stefano Angelini

Disfunzioni Sessuali Femminili

Le disfunzioni sessuali femminili sono manifestazioni di comportamenti, pensieri ed emozioni sgradevoli per la donna che tendono ad automantenersi compromettendo in parte o completamente il benessere sessuale.

Dr. Stefano Angelini

I disturbi psicologici

I disturbi psicologici sono situazioni di forte disagio individuale identificabili con i sintomi di origine psicologica. Tuttavia, i disturbi psicologici interessano e si diffondono su tutto l’organismo. Le forme principali di psicopatologie sono il disturbo dell’ansia generalizzato, il disturbo di panico, il disturbo ossessivo- compulsivo, le fobie e la depressione. L’ansia è un’emozione che tutti hanno sentito nelle situazioni di pericolo oppure nei momenti stressanti (ad esempio prima di un esame). Piccole quantità di agitazione contribuiscono all’aumento dell’attenzione e all’attivazione neuro-fisiologica; questo ci aiuta a prepararsi e attivarsi nelle situazioni che richiedono specifiche reattività e quindi costituisce una specie di allerta funzionale alla persona. 

Dr. Stefano Angelini

L’attacco di panico: se lo conosco (magari) lo supero

Il corpo grida ciò che le parole non riescono a dire. L’attacco di panico rappresenta una richiesta d’aiuto ad una situazione esistenziale che la persona vive con una forte preoccupazione, spesso accompagnata da una sensazione di impotenza. Si manifesta senza una ragione apparente e con una crescente e improvvisa escalation di ansia con sintomi cognitivi e somatici che vanno dalla sensazione di soffocamento alle vertigini, dall’aumento del battito cardiaco alle vampate di calore, dalla nausea alle vertigini fino alla paura di perdere il controllo o morire.

Nel corso di un attacco di panico la persona è oppressa da pensieri catastrofici e incontrollabili che gli riempono la mente fino a rendergli difficoltoso pensare lucidamente e fargli temere che tali sintomi siano veramente pericolosi. L’idea di essere agli esordi di una malattia non diagnosticata è comune e porta alla consultazione di un medico o il ricorso al pronto soccorso che il più delle volte rilascerà una diagnosi di attacco d’ansia.

I sintomi più comuni

  • aumento del battito cardiaco (tachicardia)
  • sensazione di calore diffuso e sudorazione
  • brividi di freddo e tremore
  • formicolio alle mani
  • difficoltà nella respirazione
  • senso di vertigine
  • nausea
  • aumento o diminuzione della pressione sanguinea
  • oppressione e dolore al petto
  • diminuzione del senso di realtà
  • paura di perdere il controllo
  • sensazione di stare sempre peggio e non riuscire a riprendersi
  • paura di morire

Come si manifesta?

L’attacco di panico non è preceduto da segnali, può avvenire in qualsiasi luogo e momento e questo ne aumenta il suo timore. E’ più frequente nelle donne sebbene gli uomini non ne siano certo immuni, si manifesta già dalla giovane età in concomitanza a periodi o momenti di forte preoccupazione o impegno intenso nello studio o nel lavoro. I segnali del suo arrivo coincidono con la sua presenza sempre più pervasiva, una forza perturbatrice che attraversa il corpo scuotendolo e impegna la mente paralizzandola.

Da cosa dipende?

Il verificarsi di una attacco di panico può essere favorito da un evento scatenante che lancia la persona verso sentimenti di forte preoccupazione in seguito all’inizio di una nuova esperienza, un cambiamento nella vita, un episodio traumatico, il modificarsi di alcune condizioni di lavoro, finanziarie o relazionali.  In poche parole una modificazione nella propria esistenza che genera una forte apprensione o anticipazione di fallimento.

Le conseguenze sulla vita

E’ possibile che una persona ne viva uno o due episodi nel corso della vita senza che ciò implichi la presenza di un disagio psicologico più complesso. Il ripetersi degli attacchi di panico, invece, può favorire la nascita della paura di ritrovarsi in situazioni di perdita di controllo inaspettate e improvvise che possono portate alla scelta di limitare le uscite e tutte quelle esperienze in cui l’attacco di panico può presentarsi. Si evitano le situazioni in cui si teme possa verificarsi e sarebbe difficilmente gestibile come ad esempio guidare in autostrada, viaggiare in treno, essere in luoghi chiusi dai quali non è facile uscire velocemente. Quando non si vuole ricorrere all’evitamento come strumento di controllo del proprio spazio di movimento si chiede di essere accompagnati per non rimanere da soli. Sono immaginabili le conseguenze in ambito sociale, lavorativo e sulla qualità della vita.

Come si supera?

L’attacco di panico rappresenta l’espressione di un disagio che ha cause non legate al momento ma ad una percezione di sé precaria, poco capace di affrontare le difficoltà. Per questo ogni trattamento farmacologico anche quando elimina il ripresentarsi di episodi di attacchi di panico, non affronta e non risolve la causa vera, il disagio psicologico che lo genera. Allo stesso modo non offre significativi vantaggi l’utilizzo di tecniche di rilassamento o lo yoga, visto che anche esse non vanno ad scoprire, affrontare e quindi superare le cause del disagio.

Potrà sembrare banale ma di attacco di panico non si muore, tanto vale non allarmarsi oltre il necessario ma viverlo, invece, come un vibrante temporale interiore che fa paura ma che passerà se non in alcuni secondi, sicuramente in pochi minuti. Questo modo di affrontarlo gli toglie forza e non peggiora le cose. I sintomi piano piano spariranno, la respirazione tornerà normale ed anche il battito cardiaco calerà.

Ma ciò indubbiamente non basterà a debellare il problema. Sarà infatti necessario andare a fondo e indagare le cause del disagio psicologico di cui l’attacco di panico è soltanto il grido d’aiuto, l’espressione fisica del malessere esistenziale. Uno psicoterapeuta preparato sarà sicuramente un buon alleato e accompagnerà la persona nel corso di un viaggio, non lungo, finalizzato a smascherare e superare le radici del malessere e scoprire nuove soluzioni e opportunità. Un percorso terapeutico che permetterà alla persona di fare riferimento alle proprie risorse e di scoprirne di nuove per affrontare ciò che, talvolta non consapevolmente, fa paura. Cambiare.

Dr. Stefano Angelini

Cancro al testicolo e conseguenze sul benessere psico-sessuale

Tra le malattie che minacciano la vita, il cancro si pone come evento tra i più traumatici e stressanti. Poche altre malattie presentano così evidenti conseguenze sul benessere psico-sessuale, minacciando e interferendo sulla dimensione fisica, psicologica, esistenziale e relazionale. Molti studi, già a partire dagli anni settanta, hanno dimostrato la presenza di disagio psicologico sin dalla comunicazione della diagnosi. Quelli più frequentemente riscontrabili comprendono i disturbi dell’adattamento, i disturbi depressivi, i disturbi d’ansia, i disturbi psichiatrici su base organica, i disturbi psicotici e le disfunzioni sessuali. Relativamente all’area della sessualità, dalla letteratura emerge come, direttamente o indirettamente, il cancro ed il suo trattamento possono influenzare il desiderio, il piacere e le funzioni sessuali in un’ampia percentuale di pazienti. Ciò può avvenire sia nel momento della diagnosi, per il significato di minaccia alla sopravvivenza che essa rappresenta, sia al termine del trattamento a causa della profonda trasformazione nella valutazione del mondo e della propria posizione in esso (ruoli cambiati, incertezza sul futuro, alterazione dell’immagine corporea, timore di perdere rapporti importanti, problemi di lavoro o economici, possibili problemi di infertilità, ecc.).

La comparazione tra diversi studi che hanno indagato la relazione tra cancro e disfunzioni sessuali indica come esse tendano ad essere presenti, indipendentemente dalla sede del tumore e dalla distanza di tempo dalla diagnosi, sia nell’uomo che nella donna. E’ presumibile, però, che la loro incidenza vari a seconda della tipologia del cancro (malignità), della sua collocazione (organi della sfera genitale o meno), del trattamento utilizzato (intervento chirurgico, chemioterapia, radioterapia, ecc.) oltre che dalle caratteristiche psico-relazionali e socio-affettive, agli stadi di vita e al funzionamento sessuale precedente della persona.

Cancro al testicolo e implicazioni psico-sessuali

La prevalenza delle conseguenze psicologiche in pazienti affetti da cancro al testicolo sono state esaminate in diversi studi. Alcuni di questi hanno rilevato livelli di ansia, depressione e qualità della vita simili a quelli della popolazione generale. Altri hanno evidenziato, invece, livelli non sottovalutabili di disagio psicologico o rischio di svilupparlo: nello specifico hanno riscontrato non solo la presenza di sintomi ansiosi o depressivi ma anche cambiamenti dell’immagine corporea, dovuti all’impatto dell’orchiectomia, e modificazioni socio-relazionali. Uno studio sulla qualità della vita ha evidenziato come circa il 10% dei pazienti, anche dopo un lungo periodo di tempo dal trattamento, presentava difficoltà psicologiche quali ansia, depressione, fatica, e difficoltà relazionali. Recenti indagini, motivate dalla mancanza di informazioni circa il profilo psicologico di soggetti con cancro al testicolo che hanno richiesto la crioconservazione del liquido seminale, hanno valutato la prevalenza sia di disturbi dell’umore e hanno evidenziato la presenza di ansia e depressione in due terzi dei soggetti intervistati. I risultati ottenuti hanno spinto l’equipe medica a considerare la condizione psicologica del paziente come elemento fondamentale della diagnosi e quindi a migliorare il servizio offerto.

La particolare collocazione di questa tipologia di cancro e il ricorso all’orchiectomia, sebbene priva di particolari rischi e di facile esecuzione, fa emergere nel paziente una serie di problematiche che si riflettono sulla vita sessuale manifestando talvolta disfunzione erettile, disordini dell’eiaculazione, difficoltà dell’orgasmo, diminuzione del desiderio sessuale, diminuzione dell’attività sessuale e insoddisfazione sessuale: l’incidenza varia a seconda del trattamento associato all’intervento chirurgico e diminuisce con il trascorrere del tempo dal trattamento. 

Alcuni autori hanno sottolineato come l’informazione offerta al paziente riguardo al trattamento e il sostegno psicologico se è presente un disagio influenzino positivamente l’andamento post-trattamento e la qualità della vita del paziente. La consulenza psicologica pre-trattamento, finalizzata a predire lo sviluppo di futuri disagi, e post trattamento può dunque favorire una buona qualità della vita del paziente anche sotto il profilo sessuale. 

Un altro aspetto problematico è la capacità procreativa dopo il trattamento. Il tumore al testicolo, infatti, rende la possibilità di concepimento uno degli aspetti più importanti e delicati all’interno di tutto il tema della qualità della vita. Nel paziente neoplastico la funzione sessuale e riproduttiva può risultare alterata in modo diretto, come nel caso dei tumori che colpiscono gli organi riproduttivi come effetto secondario delle terapie chirurgiche, radianti, chemioterapiche e ormonali effettuate. Se l’implicazione è evidente e scontata nel trattamento chirurgico, non lo è altrettanto nei trattamenti farmacologici e radianti i cui effetti collaterali, in termini di interferenza con la fertilità, dipendono dalla dose, dal tipo di trattamento, ma anche dall’età del paziente. In generale si può affermare che nel maschio gli effetti collaterali delle terapie consistono in disturbi della produzione del liquido seminale e dell’eiaculazione. Il trattamento radiante a livello delle gonadi è potenzialmente responsabile della riduzione delle cellule germinali oltre che dell’alterata funzione endocrina.

Un altro problema da valutare, e che i pazienti si pongono, è quello del rischio di trasmettere particolari malattie alla progenie. Questo rappresenta un interrogativo che condiziona il desiderio di procreare in assenza di chiarimenti da parte del personale medico. A tale riguardo è interessante notare come, in uno studio con pazienti con tumore, non solo al testicolo, coloro che sono diventati genitori, diversamente da chi non ha avuto figli, hanno usufruito di maggiori informazioni, prima dei trattamenti, sulla possibilità di conservare il seme e in generale di discutere con i propri terapeuti le possibili implicazioni mediche associate alla procreazione. 

Questa disamina pone in evidenza come l’assenza di difficoltà sessuali ed una vita sessuale e relazionale soddisfacente precedentemente all’intervento rappresentino fattori di protezione contro l’insorgere di difficoltà sia sessuali che psicologiche. Da non sottovalutare anche l’importanza del sostegno della partner al momento della diagnosi e durante il trattamento. infatti, anche se un paziente dispone di un ottimo aiuto da parte di familiari ed amici, questo non può compensare la mancanza del sostegno fornito dal partner. Questo ruolo così speciale, cioè, non può essere vicariato da altre relazioni e la sua assenza può condizionare negativamente l’andamento del paziente alla malattia ed ai suoi reliquari

In conclusione, questa tipologia di cancro prevede un’alta percentuale di prognosi favorevoli e una bassa probabilità di generare infertilità. La presenza di una relazione significativa ed una soddisfazione sessuale al momento della diagnosi rappresentano fattori di protezioni contro l’insorgere di difficoltà psicologiche e/o sessuali. Appare comunque necessaria un’attività di consulenza e sostegno a queste coppie per limitare ulteriormente il disagio derivante dalla scoperta e dal trattamento del cancro al testicolo. Tale supporto si rende fondamentale per coloro che hanno una vita sessuale insoddisfacente al momento della diagnosi (anche per la presenza o meno di una disfunzione sessuale) o non abbiano una partner in grado di sostenerlo emotivamente ed affettivamente dalla scoperta della patologia alla sua completa risoluzione.

Dr. Stefano Angelini

Il deficit erettile visto dalle donne: come affrontarlo?

Cosa succede in una coppia quando si verifica un deficit erettile e quale può essere il ruolo della donna sia per quanto riguarda l’insorgenza del problema che il suo superamento? La redazione di Uomoinsalute mi ha posto queste domande ed io ho cercato di illustrare il vissuto emotivo di una donna di fronte ad una difficoltà dell’erezione del partner, il ruolo che può giocare nell’accompagnarlo verso la consapevolezza del problema, l’incontro di un professionista Sessuologo e la partecipazione al percorso terapeutico. Ciò che è emerso si può leggere in questo articolo.

Dr. Stefano Angelini

Sextortion. Adescamento virtuale ed estorsione sessuale

Un fenomeno sempre più frequente quello denominato Sextortion, un termine composto dalle parole inglesi sex ed extorsion. In cosa consiste? Una giovane donna di belle sembianze ti contatta via Facebook oppure tramite applicazioni chat matchando il tuo profilo o chiedendoti l’amicizia. Ne rimani naturalmente catturato e inizi a chattare con domande comuni sul luogo di residenza, il lavoro, gli interessi.

Dr. Stefano Angelini

L’ansia da prestazione sessuale

Se ne parla tanto ma cosa si intende per ansia da prestazione sessuale? Proverò a definirla facendomi aiutare da una metafora. Immaginate di avere due amici che ogni tanto vi invitano a cena. Il primo, voi pensate, quando vi invita si aspetta che voi mangiate tutto: antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, frutta, caffè e ammazza caffè. Il secondo, voi pensate, vi lascia liberi di mangiare quello che desiderate. Con chi uscireste più spesso? Non è difficile immaginare che la scelta più ovvia sia propendere per il secondo amico, quello che pensate vi lasci liberi di scegliere ciò che più desiderate, ciò che sentite di poter mangiare secondo la vostra fame ed il vostro gusto del momento.

Dr. Stefano Angelini

Disfunzione erettile: cosa prova una donna

Quante donne possono raccontare di essersi trovate di fronte ad una disfunzione erettile del proprio partner? Probabilmente molte e diverse saranno state loro le reazioni. C’è chi avrà pensato di esserne la causa, chi avrà avuto il timore di non essere più attraente, chi invece si sarà risentita per l’impossibilità a realizzare una notte d’amore. Insieme al Dr. Andrea Garolla, noto medico esperto di Andrologia, abbiamo provato a navigare nei vissuti di una donna che vive un’esperienza, breve o prolungata, di difficoltà dell’erezione del partner spiegando i differenti vissuti emotivi, i significati che vi si attribuiscono e le modalità con le quali è più utile affrontare il problema.

Il deficit erettile (o disfunzione erettile, DE) colpisce oltre 3 milioni di italiani, e un terzo di chi ne soffre ha meno di 40 anni. Andare dallo specialista per molti uomini rimane ancora oggi un tabù, e parlarne con la partner per affrontarlo insieme è molto difficile. Rivolgersi al proprio Medico e all’Andrologo, e consultare anche lo Psicologo – Sessuologo, resta la soluzione più sicura ed efficace. Portale della Salute, con il progetto Uomoinsalute.it dedicato alla salute maschile a 360°, offre uno sportello online gratuito a cui risponde l’Andrologo, per chiarire dubbi, timori, e trovare la prima risposta alle proprie domande.

Ma in caso di disturbi dell’erezione, cosa può fare una donna e come può gestire l’ondata emotiva che la investe, insieme al suo partner? Vediamo di capire meglio con l’aiuto degli esperti di Portale della Salute, il Dott. Andrea Garolla, Specialista in Farmacologia Clinica e Dottore in Scienze Endocrine A.O. Università di Padova e il Dr. Stefano Angelini, Psicologo Clinico, Sessuologo dell’Azienda Ospedaliera Università degli Studi di Padova.

Le paure e le emozioni che investono una donna

Quando insorge una difficoltà erettiva, indipendentemente che sia di natura psicologica o fisiologica, le reazioni e le emozioni che investono una donna possono essere molto diverse. Ad esempio il timore di esserne la causa. “Il disagio emotivo che ne deriva è vissuto spesso in modo così profondo da poter compromettere la propria autostima”, ci spiega il Dott. Angelini. Il timore di una femminilità diminuita, di essere poco interessanti agli occhi del proprio uomo, sono le paure che più tipicamente emergono. Oltre a queste, può seguire il timore di essere tradita o, peggio ancora, abbandonata. In altri casi la donna può vivere rabbia e frustrazione per l’impossibilità all’incontro sessuale e attribuisce ogni responsabilità al partner, aspettandosi che lui affronti quanto prima il problema.

Capire e riconoscere un disagio “in lui”

Le donne che hanno un buon rapporto con la propria sessualità riescono invece mettere a fuoco che è l’uomo ad essere in difficoltà, non loro stesse, e riconoscono un episodio di deficit erettile come il segnale di un disagio emotivo o relazionale in lui. Questo succede ad esempio quando una coppia è all’inizio della propria relazione e si trova a vivere i primi rapporti, che possono essere vissuti dall’uomo come una prova da sostenere per essere accettato e “scelto”.

Saremo “compatibili”? Il “disegno” del destino…

Il dubbio sulla compatibilità e sull’intesa sessuale assale tutte le coppie che si sono conosciute da poco e la risposta se si è fatti per l’uno per l’altra viene cercata anche attraverso l’intimità. Possiamo accettare l’idea di non essere compatibili con chiunque, ma quando capita di “non trovarsi” a letto, la frustrazione è tanto più forte quanto più siamo interessati all’altro, evidenzia il Dott. Angelini. In queste situazioni la donna non attribuisce né a sé, né al partner la responsabilità del problema, ma alla fatalità o a un “disegno” del destino. Talvolta la donna sceglie di affidarsi a questo segno e quindi abbandona la relazione, altre volte, quando molto interessata all’uomo incontrato, dimostra comprensione e disponibilità a mettere a proprio agio il partner affinché, nel tempo, la coppia raggiunga una buona intesa sessuale.

Se la causa non è psicologica…

Ma se la causa non è psicologica, quali altri fattori entrano in gioco? Oggi, come ci spiega il Dott. Andrea Garolla, Specialista Andrologo dell’Università di Padova, “sempre più spesso i difetti di erezione non vengono visti come una malattia indipendente, ma come un sintomo di altri problemi che possono coinvolgere l’intero organismo. In questo caso, il ruolo dello Specialista per individuare la diagnosi e quindi il corretto approccio terapeutico è fondamentale”.

E altrettanto lo è quello della donna, “che può incoraggiare e spingere l’uomo ad affrontare un problema che tanto lo tocca ma altrettanto lo imbarazza, al punto da continuare a rimandare il primo contatto con un professionista, oppure a minimizzare con la partner”, chiarisce il Dr. Angelini.

Quali le cause organiche della disfunzione erettile?

Il Dott. Garolla spiega che oltre all’avanzare dell’età – di per sé fattore di rischio indipendente – nella maggior parte dei casi la DE è causata da molteplici fattori di rischio. Le patologie vascolari e metaboliche sono tra quelli più diffusi, e troviamo l’ateriosclerosi, l’ipertensione, l’obesità, il diabete, gli alti livelli di colesterolo (ipercolesterolemia) e di grassi nel sangue (ipertrigliceridemia). Si tratta infatti di elementi che possono ridurre l’afflusso del sangue non solo al cuore o al cervello, portando a infarto e ictus, ma anche al pene, provocando disfunzione erettile.

La disfunzione erettile quale “alibi” per un problema sessuale della donna

Seppure non molto frequente, il Dr. Angelini ci spiega che talvolta il deficit erettile del partner viene vissuto da alcune donne come una sorta di liberazione dal dover assecondare una esperienza non desiderata. Esistono relazioni in cui una donna, per indole personale, insoddisfazione, difficoltà nei confronti del sesso, o perdita del desiderio dovuta a diversi motivi, vive il venire meno della sessualità come un modo per “uscire” da una dinamica di oppressione. Rassicurata dal fatto che non vi è aspettativa, o almeno, richiesta in tale senso da parte del partner. L’emergere di una disfunzione erettile solleva dal dover fingere il classico mal di testa o rimandare per stanchezza, impegni o scarsa voglia. In questi casi l’aspettativa della donna è rivolta a una relazione di serena convivenza, dove la fisicità non è più necessaria, se non relegata ai gesti affettivi quali l’abbraccio o le coccole.

Infedeltà: la DE quale “soluzione” del problema

Quando si vivono situazioni di infedeltà o di “eccessive” attenzioni verso altri soggetti, l’emergere di un problema erettivo diventa per la donna una sorta di “rassicurazione”, vivendo così il problema come una soluzione alla crisi relazionale. La malattia dell’altro potrebbe favorire il ritorno alle attenzioni verso di lei, che prima riceveva in esclusiva e che, nel tempo, sono state dirottate altrove. Oltre a ciò, la DE può rappresentare un fattore protettivo verso una possibile separazione, conclude il Dr. Angelini, poiché un uomo con questo problema difficilmente si proporrebbe ad un’altra donna.

Gli Specialisti raccomandano di rivolgersi al proprio Medico per avviare il prima possibile gli eventuali accertamenti diagnostici e quindi trovare l’approccio terapeutico più adatto, sia esso di natura psicologica o farmacologica. Spesso, alla base di ogni soluzione c’è proprio il dialogo, a partire dall’interno della coppia.

L’articolo, realizzato in collaborazione con il Portale della Salute e Uomoinsalute.it, é disponibile sul sito alfemminile.com

Dr. Stefano Angelini

Feticismo: l’attrazione esclusiva

Nella perversione del feticismo l’eccitamento sessuale è determinato principalmente, o esclusivamente, da un oggetto inanimato o da una parte del corpo non sessuale come i piedi ad esempio. Senza questo oggetto è difficile, se non impossibile, raggiungere un adeguato piacere sessuale, in qualsiasi situazione erotica; esso rappresenta l’elemento unico ed indispensabile che consente il raggiungimento del piacere sessuale. Tra questi oggetti figurano mutandine, reggiseni, calze, reggicalze, scarpe, stivali, guanti, ecc. 

Dr. Stefano Angelini

La disfunzione erettile

La disfunzione erettile è definita come la l’incapacità a raggiungere e/o mantenere un’erezione sufficiente che consenta un’attività sessuale soddisfacente. La difficoltà si manifesta in maniera variabile non solo da individuo a individuo, ma in momenti diversi nella stessa persona. L’erezione può essere completa o quasi e scomparire prima del rapporto, oppure diventare tanto debole da permettere l’introduzione del pene in vagina solo con l’aiuto delle mani, qualche volta può durare più a lungo e scomparire durante i movimenti coitali prima che la persona raggiunga l’orgasmo; per altri uomini, invece, il pene rimane semirigido per tutto il tempo dei preliminari, così che la penetrazione non può nemmeno essere tentata.

Dr. Stefano Angelini

La dipendenza sessuale

Possiamo definire la dipendenza sessuale come una relazione distorta con il sesso attraverso la quale la persona ricerca il piacere, dà senso alla vita, allevia lo stress, fugge dai sentimenti negativi o dolorosi, dalle relazioni intime che non è capace di gestire. Questa relazione diviene il bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto viene sacrificato, comprese le persone che vengono considerate solamente come oggetti da usare. I dipendenti sessuali hanno perso il controllo sulla loro capacità di dire no, sulla loro abilità di scegliere. Il loro comportamento sessuale diviene parte di un ciclo di pensieri, sentimenti ed azioni che non sono più in grado di controllare.

Dr. Stefano Angelini

L’anorgasmia

Con il termine anorgasmia si indica l’impossibilità di raggiungere l’orgasmo. Essa si presenta in varie forme: alcune donne non sono mai riuscite a provare un orgasmo con nessun tipo di stimolazione, per altre la difficoltà compare solo al momento del rapporto sessuale. Per alcune la difficoltà è transitoria e varia la sua incidenza a seconda dei periodi, mentre per altre rimane stabile nel tempo. E’interessante notare che alcune donne sono fortemente disturbate dall’anorgasmia, altre si dicono comunque soddisfatte dall’intimità e dal piacere che ricavano dalla loro sessualità. Alcune donne, pur rimanendo anorgasmiche, sperimentano piacevoli esperienze erotiche, altre perdono completamente ogni interesse. 

Dr. Stefano Angelini

Disturbi del desiderio

I disturbi del desiderio si presentano sotto una vasta gamma di variabilità. Possono riguardare un temporaneo, e per questo non sempre preoccupante, calo dell’interesse verso la sessualità successivamente ad un lutto, nel corso di periodi particolarmente stressanti sotto il profilo lavorativo, in occasione di impegni gravosi o esami che portano la persona a mettere in secondo piano la sessualità o nel corso di una discordia di coppia.  In questi casi non si può parlare di un vero e proprio disturbo sessuale a meno che lo scarso o nullo interesse verso la sessualità non persista nel tempo e rischi di compromettere l’eventuale relazione in atto o la possibilità di costruirne una. Tale calo del desiderio può, inoltre, essere causato da fattori organici o dall’uso di farmaci.

Dr. Stefano Angelini

Eiaculazione ritardata o assente

L’eiaculazione ritardata consiste nell’incapacità della persona ad abbandonarsi al riflesso liberatorio dell’orgasmo. Esistono variazioni del quadro clinico per cui esistono casi in cui non è mai stato possibile raggiungere l’orgasmo magari anche in presenza di polluzioni notturne accanto ad altri la cui incapacità si manifesta solo al momento di eiaculare in vagina. La maggior parte dei pazienti presenta un comportamento che è compreso tra questi due estremi: sono capaci di rispondere adeguatamente all’autostimolazione in privato ma diventano completamente inibiti di fronte ad una donna.

Dr. Stefano Angelini

Vaginismo e Dispareunia

Il vaginismo è caratterizzato da una contrazione involontaria dei muscoli del terzo esterno della vagina che si presenta ogniqualvolta si tenti di introdurre un corpo estraneo: il pene,il tampone, il dito, anche il proprio.

Il vaginismo è una reazione globale di paura; la penetrazione sembra ridursi ai suoi soli significati aggressivi e violenti, la donna è consapevole del pericolo fantasticato e a differenza della dispareunia non attende il segnale del dolore per difendersi, si trasforma fin dall’inizio in una fortezza. 

Dr. Stefano Angelini

Il disturbi dell’alimentazione

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono le patologie che generalmente si identificano nel rapporto problematico tra l’individuo e il cibo. Le principali forme di DCA sono l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa e il Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Nonostante il fatto che la quota maschile risulti in aumento, le più a rischio sono le giovani donne occidentali. È noto che i disturbi alimentari si manifestano più spesso nelle grandi città, ma non ci sono particolari distinzioni di classe sociale. Per quanto riguarda l’età delle persone più a rischio, in Italia c’è una prevalenza di DCA del 5,3% nella fascia di età tra 18 e 25 anni, secondo i dati del Ministero della salute (2009).

Dr. Stefano Angelini

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