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Breve storia di un tabù: l’Onanismo

Certo ne abbiamo fatta di strada da quando si legava la masturbazione al peccato mortale, alla follia.

La masturbazione, o onanismo, è la stimolazione, più spesso manuale, dei propri genitali per la gratificazione sessuale. L’origine del termine deriva dal latino e suggerisce l’idea di abusare di sé o provocarsi turbamento con la mano. Altri termini più moderni rimandano all’accarezzarsi e allo stimolarsi. La cosa curiosa è che, anche se la masturbazione è un atto privato, è sempre stata etichettata negativamente dalle società. Non vi è comportamento sessuale della specie umana, infatti, più duramente condannato, ma più universalmente praticato della masturbazione.

Troviamo raffigurazioni della masturbazione già nelle pitture rupestri. Gli antichi egizi veneravano il Dio Atum alla cui masturbazione nel Nilo si attribuiva la creazione del mondo, un dovere cerimoniale a cui si prestavano tutti i faraoni al fine di portare fertilità alla terra e garantire un buon raccolto. Le donne non erano escluse. Si dice che la regina Cleopatra abbia goduto di una zucca vuota piena di api, che le davano piacere con il loro ronzio rabbioso.

Gli antichi greci consideravano la masturbazione del tutto normale, anche se di competenza dell’uomo comune, poiché le élite erano tenute a preservare la linea familiare; la ritenevano inoltre un rimedio alla frustrazione quando le donne non erano disponibili e oltre a ciò disponevano di schiavi per darsi sollievo. Tale liberalismo non si estendeva in questo caso alle donne, considerate incapaci di raggiungere il piacere sessuale senza l’introduzione di sperma nei loro corpi. Assurda credenza smentita dalle giornate termali, dove – a porte chiuse – si concedevano un olisbos, un fallo artificiale.

Gli uomini d’élite romana credevano che il sesso dovesse essere un’attività in cui un cittadino maschio adulto dimostrava virilità e status dominando una donna, un ragazzo o un uomo schiavo, attraverso la penetrazione, e ritenevano vergognosa e innaturale qualsiasi altra forma di attività sessuale. Tuttavia, la letteratura romana suggerisce che quasi tutti gli uomini si masturbassero almeno occasionalmente e, nonostante molti di loro ne provassero un profondo imbarazzo, la pratica era considerata del tutto normale e addirittura peculiarità degli dei come Pan. Anche i medici la inquadravano come attività salutare nella famosa teoria degli umori del corpo, che andavano trattenuti o liberati. La masturbazione era parte della vita, tanto da esser oggetto di scene talvolta comiche nelle Commedie Greche. Per i Romani l’atteggiamento rimase pressoché identico con l’avvento del Cristianesimo, religione ufficiale dell’impero nel IV secolo d.C. Va comunque precisato che la masturbazione femminile non era ben accetta, poiché non si confaceva allo status di una matrona e soprattutto sfuggiva al controllo del piacere sessuale da parte dell’uomo.

I costumi sessuali in tutta l’Asia affondano le loro radici nel Tantra, una filosofia originata ben 6000 anni fa in India, dove la maggior parte delle pratiche sessuali, compresa la masturbazione, erano accettate o addirittura venerate. Uno dei precetti del Tantra, tuttavia, è che un uomo dovrebbe astenersi dall’eiaculazione per fornire un’esperienza migliore ad una donna durante l’amore. Lo stigma che circonda l’eiaculazione può spiegare, in parte, perché la masturbazione alla fine sia diventata un atto proibito che richiedeva l’espiazione, almeno per gli uomini. Anche il taoismo considerava permissibile la maggior parte delle pratiche sessuali, disapprovava però la masturbazione per la stessa ragione per cui lo faceva il Tantra: l’eiaculazione al di fuori del corpo di una donna era una perdita di essenza vitale.

DAL MEDIOEVO

La condanna della masturbazione risale alla teologia ebraica e cristiana. I primi cristiani la vedevano come una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità. I teologi medievali sostenevano si trattasse di un peccato mortale analogo all’omicidio. Per concentrarsi sulla spiritualità, ed essere più simili a Dio, i cristiani erano tenuti a fare sesso solo per concepire figli all’interno del matrimonio. La tradizione cristiana si rifà ad un oscuro passaggio del Libro della Genesi, in gran parte responsabile del divieto della Chiesa sia rispetto alla masturbazione che alla contraccezione. In Genesi 38, Dio comanda a Onan di sposare la vedova di suo fratello morto, e recita: “suscitare discendenza a tuo fratello”. La scrittura dice che invece Onan “sprecò il suo seme per terra per evitare di dare prole a suo fratello e Dio dunque lo uccise per il suo spreco.

Nell’ebraismo, la società vieta la masturbazione maschile sulla base di un passaggio della Torah (equivalente dell’Antico Testamento per i cristiani). Molti studiosi sostengono però che ci sia stato un malinteso di fondo e che si trattasse piuttosto di un’istruzione sulla legge ereditaria ebraica, che imponeva a Onan di dare un figlio al fratello morto. Onan non si era nemmeno masturbato; aveva semplicemente impiegato il coitus interruptus.

Durante il periodo rabbinico gli studiosi in Palestina credevano che sia il “seme” maschile che quello femminile contribuissero al concepimento di un bambino ma ciò non evitò che fossero relativamente tolleranti nei confronti della masturbazione. I saggi babilonesi e zoroastriani avevano invece una visione diversa e condannavano la masturbazione sulla base del fatto che “lo spreco di sperma, di per sé, rappresenta la potenziale distruzione di una vita”. La Chiesa Cristiana trascorse i suoi primi 300 anni di esistenza bloccando la liberazione sessuale di cui godeva gran parte del mondo antico.

 

EPOCA VITTORIANA E 1700

La paura della masturbazione raggiunse proporzioni isteriche nell’Inghilterra vittoriana. Gli uomini indossavano cinture di castità o addirittura anelli a spillo con punte rivolte all’interno sui loro peni per scongiurare la tentazione. Le donne che soffrivano di “isteria” o frustrazione sessuale, si rivolgevano a medici che le stimolavano con creme placebo per provocare loro un cosiddetto “parossismo “. Non si chiamava orgasmo, perché tutti ritenevano che le donne non ne fossero capaci. In questo periodo storico religione e medicina si unirono potentemente per costruire una letteratura ostile alla masturbazione. L’idea che l’anima fosse presente nel seme portava a ritenere decisivo trattenere il fluido vitale. Il suo versamento divenne, quindi, sia immorale che pericoloso. “Peccato, vizio e autodistruzione” divennero la “trinità di idee” che avrebbe dominato dal XVIII al XIX secolo.

La masturbazione, come la conosciamo, è stata inventata intorno al 1712, da un opuscolo che identificava una nuova malattia e da solo ha creato un “motore quasi universale per generare colpa, vergogna e ansia”. Un trattato dal titolo Onania; o, L’odioso peccato dell’auto inquinamento e tutte le sue spaventose conseguenze. Il suo anonimo autore era consapevole che il peccato di Onan si riferiva allo spargimento del seme maschile (e alla punizione divina per l’atto), ma ribadiva che trattava “di questo crimine in relazione alle donne come agli uomini”.

Nel 18 ° secolo i medici vittoriani sostenevano che la masturbazione provocasse malattia mentale, come preludio alla pena eterna, cecità e follia. Il filosofo Immanuel Kant la considerava peggiore del suicidio e sosteneva che “un uomo rinuncia alla sua personalità  quando usa se stesso semplicemente come mezzo per la gratificazione di una pulsione animale”.  Il romantico Jean-Jacques Rousseau consigliava che un tutore non lasciasse al suo allievo la minima opportunità di impegnarsi nella masturbazione. Jean-Etienne Esquirol, eminente psichiatra e medico capo dell’ospedale Salpêtrière di Parigi, dichiarò la masturbazione causa di pazzia. JH Kellogg suggerì rimedi come esercizio fisico, rigidi regimi di balneazione e sonno, impacchi, irrigazioni, clisteri e trattamento elettrico. Pochi dei consumatori di oggi di Kellogg’s Corn Flakes sanno che li ha inventati, quasi letteralmente, come cibo anti-masturbazione.

Alla fine del diciannovesimo secolo, molti medici incolpavano la masturbazione di nevrosi, nevrastenia e malattie nervose. Per arginare il problema, prescrivevano punizioni, autocontrollo e restrizioni dietetiche. Le tracce di ciò sono ancora presenti tra noi. La circoncisione maschile, ad esempio, ha avuto origine in parte con l’ossessione del XIX secolo per il ruolo del prepuzio nell’incoraggiare le pratiche masturbatorie.

All’inizio della sua carriera, Sigmund Freud, d’accordo con questa idea di “nevrosi masturbatoria”, sosteneva tuttavia che la repressione sessuale fosse di per sé una causa di nevrosi e arrivò alla conclusione che un rilassamento sui tabù intorno alla masturbazione potrebbe prevenire, piuttosto che causare, la nevrosi. Quando la psicologia e la psichiatria sono diventate forze culturalmente potenti, questa idea si è diffusa nel mainstream;

 L’ansia da masturbazione raggiunse il suo apice all’inizio del 1900. Quando il primo medico suggerì che anche le donne fossero potenzialmente capaci di raggiungere l’orgasmo, l’American Medical Association rifiutò di pubblicare l’ipotesi, obiettando non sulla base della scienza, ma piuttosto perché la presunta “innocenza” delle donne fosse una delle cose che eccitavano gli uomini.

PRIMI SEGNO DI UN CAMBAMENTO

Negli anni ’20 e ’30 del ‘900, i membri più sofisticati della comunità medica statunitense attaccarono su vasta scala i miti sulla follia masturbatoria, ma ci volle un’altra generazione prima che raggiungessero la massa. Negli anni ’30 e ’40, ad esempio, campagne moraliste femminili sempre negli Stati Uniti condannarono la masturbazione, non per ostilità al sesso, ma come mezzo per l’autocontrollo. Uno spartiacque negli USA arrivò con la pubblicazione dei rapporti Kinsey nel 1948 e nel 1953, dove la rivelazione sulla sessualità delle donne ebbe un effetto particolarmente potente in un paese che conservava l’immagine della donna vittoriana asessuata. Il dottor Alfred Kinsey stabilì che la masturbazione era una normale attività per adulti.

ANNI 60 E 70. LA RIVOLUZIONE SESSUALE

Con la rivoluzione sessuale degli anni ’60 in occidente, la masturbazione non solo è stata approvata, ma è stata anche raccomandata come strumento di terapia sessuale. Anziché peccato pericoloso, la masturbazione è stata definita come una virtù attraverso la quale gli individui potevano promuovere il loro benessere e migliorare l’interazione sessuale con l’altro. I timori per i rischi sulla salute sono diminuiti e la masturbazione è aumentata considerevolmente da una generazione all’altra, parallelamente ad un incremento della pratica di sesso manuale con un partner. Negli anni ’70 e ’80 i ricercatori capirono che la masturbazione era comune tra gli esseri umani di tutte le età e sessi, così come tra altri mammiferi ed iniziarono a trattarla come una funzione naturale molto simile all’atto di mangiare, dormire ed evacuare.

Nel 1972, l’American Medical Association dichiarò che era normale, ma il senso di colpa , la vergogna e lo stigma sopravvivono fino ad oggi. La professione medica occidentale ha creato il concetto di malattia post-masturbatoria che potrebbe causare impotenza. Si diceva che le donne che si masturbano sviluppassero un clitoride innaturalmente ingrandito, simile a un pene, o perdessero la loro attrattiva. Si sosteneva che un’eccessiva masturbazione causasse il drenaggio dell’energia sessuale che potrebbe dar luogo a nevrastenia o nevrosi e che il danno fisico causato dalla masturbazione rendesse una persona impegnata nella masturbazione incapace di consumare il matrimonio o di avere figli.

 Lo scopo di queste minacce era prevenire attraverso la paura. In passato alcuni medici occidentali si sono spinti al punto di versare acido sui genitali delle ragazze in crescita per “inibire” il loro interesse per il piacere genitale. In alcuni paesi del Terzo Mondo alcune donne si specializzano nell’uso di una lama di rasoio per tagliare la punta del clitoride delle bambine, a pagamento. La circoncisione maschile infantile non è apertamente dichiarata motivata dal misticismo anti sessuale, ma è nata come una sorta di castrazione simbolica e ha un effetto simile nel ridurre la sensibilità alla stimolazione genitale. Mentre la maggior parte degli ebrei riformati e ricostruzionisti non considera più la masturbazione un peccato, gli ebrei ortodossi e chassidici lo fanno ancora e alcuni indossano biancheria intima che consente loro di urinare senza toccarsi.

Alla fine degli anni ’90 studiosi e ricercatori cercarono di dimostrare che la masturbazione era fondamentale nella formazione della sessualità umana e sarebbe stato utile trasmetterne l’insegnamento. Una delle caratteristiche della sessualità moderna fu intravista proprio nell’accettazione della masturbazione, “ampiamente raccomandata come una delle principali fonti di piacere sessuale e incoraggiata come modalità per migliorare la risposta sessuale da parte di entrambi i sessi”. Al tempo stesso praticare l’autoerotismo divenne un tratto distintivo della liberazione sessuale femminile. Liberating Masturbation (1974) di Betty Dodson vendette più di un milione di copie.

Anche nella terapia la masturbazione ha trovato il suo posto “come mezzo per raggiungere la salute sessuale”. Il piacere personale è apparso in letteratura, al cinema e in televisione. Il Giappone ad esempio ha trasformato i giocattoli sessuali in una forma d’arte. Le innovazioni della masturbazione giapponese sono onnipresenti nei sexy shop di tutto il mondo.

L’autoerotismo potrebbe essere integrato, ma ciò non significa che sia totalmente accettato. Si è osservato infatti che le persone si vantano del sesso occasionale e delle infedeltà, ma rimangono in silenzio sul sesso solitario. La masturbazione rimane un’attività considerata vergognosa e problematica. In sostanza, è in una certa misura ancora tabù. Lo attesta tragicamente un fatto di cronaca nera: nel 2013, un ragazzo americano di 14 anni si è tolto la vita dopo che un compagno di classe lo ha filmato mentre si toccava negli spogliatoi.

Non c’è dubbio che la masturbazione può presentare un problema se diventa fonte di malessere o angoscia, mina le relazioni o viene svolta in pubblico; ma non fa impazzire, diventare ciechi o cose del genere. Oggi semmai la credenza nei mali della masturbazione è riemersa nella figura del dipendente dal sesso e nell’ossessione per l’impatto della pornografia su Internet. Quello che in un ambiente sessuo-positivo sarebbe considerato un comportamento normale è stato patologizzato in un altro. La Nuova Enciclopedia Cattolica con il supplemento sulla masturbazione (2012-13) scivola in una lunga disquisizione sulla dipendenza dal sesso e sui mali della pornografia su Internet: “La disponibilità della pornografia su Internet, recita, ha notevolmente aumentato la pratica della masturbazione”.

La pornografia è diventata la traslazione della masturbazione e non esiste ancora consenso sui benefici di questa pratica sessuale. Alcuni terapeuti mettono in dubbio la sua utilità e correttezza. I critici pensano che la masturbazione terapeutica possa rafforzare il piacere individuale e l’egoismo sessuale piuttosto che creare empatia e condivisione sessuale. Il porno su Internet è oggetto di discussioni costanti e di frequenti attenzioni da parte dei media. Tuttavia, al di fuori di luoghi specifici, stranamente non c’è confronto sull’argomento masturbazione ed essa rimane ancora oggi un piacere personale e privato di cui godere ma ancora lontano dall’essere condiviso, confidato.

 

Non stasera tesoro. Quando il desiderio sbiadisce nelle relazioni a lungo termine

È risaputo che il desiderio sessuale sia degli uomini che delle donne diminuisce nel tempo nelle relazioni amorose. Diversi studi hanno confermato che questa riduzione del livello di desiderio sessuale nelle persone non è solo normale e naturale, ma anche inevitabile. Questo calo è diverso tra uomini e donne confermando l’esistenza di differenze significative tra i due sessi. Per gli uomini, il declino sembra essere più lento che per le donne. Per queste ultime, sembra che il declino del desiderio sessuale inizi già dopo un anno di relazione. A prescindere dall’orientamento sessuale.

Sebbene entrambi i sessi siano generalmente ed ugualmente entusiasti della loro vita sessuale nelle prime fasi della relazione il divario nel desiderio emerge tra loro in tempi relativamente brevi e questo declino sembra verificarsi anche dove è presente una relazione soddisfacente, positiva e amorevole.
Inoltre, sembra dimostrato che la durata della relazione ha un’influenza significativa sul desiderio sessuale delle donne al di là di altri fattori relazionali, come l’età, la soddisfazione della relazione e della sessualità, mentre la durata della relazione non influenza in modo significativo il desiderio sessuale degli uomini relativamente a questi fattori.

Ciò può provocare un’enorme disparità tra i partner sebbene il calo del desiderio sessuale nelle donne non sia necessariamente correlato a un calo della qualità della relazione. Molte donne riferiscono infatti che la loro relazione è piena di amore, rispetto, apertura e reciprocità rimandando all’immagine di una relazione solida e buona. Inoltre, il calo del desiderio sessuale non sembra creare loro necessariamente dubbi sulla qualità della relazione amorosa.
Un aspetto interessante è legato al piacere sessuale delle donne. Infatti, anche se il loro desiderio sessuale per il partner ha subito un declino esso può svilupparsi e crescere durante l’attività sessuale.

E’ innanzitutto importante riconoscere che le persone possono avere desiderio e aspettative sessuali anche molto dissimili tra loro senza che ciò rappresenti necessariamente qualcosa di innaturale. In una coppia, però, questa differenza, mascherata agli esordi della relazione da un bisogno-desiderio di conquistare l’altro anche attraverso la sessualità, non tarderà ad emergere con il proseguire del legame. Man mano che questo diventerà a lungo termine, le divergenze sessuali potranno diventare un problema impegnativo. Un partner con un desiderio sessuale più forte potrebbe sentirsi continuamente insoddisfatto e privato. L’altro, con il desiderio sessuale minore, potrebbe, al contrario, ritenersi appagato. A nulla servirà, nel caso della donna, motivare lo spostamento di attenzione verso altri aspetti della relazione come l’intimità emotiva, l’affetto fisico delle coccole, la cooperazione nell’affrontare le sfide della vita quotidiana. Il disaccordo sarà inevitabile.

Vero è anche che diverse coppie hanno matrimoni o relazioni durature senza sesso senza che ciò sia necessariamente vissuto come problematico. Ciò che per loro è più importante è il livello di intimità e la soddisfazione sperimentata da ciascun partner, non il numero o la frequenza degli incontri sessuali. Ad esempio, un matrimonio può prosperare quando entrambi i partner preferiscono poca o nessuna intimità sessuale; tali coppie hanno interessi sessuali uguali o simili. L’intimità sessuale potrebbe non essere una priorità per loro e vengono compiuti sforzi per coltivare una sana intimità e un legame in altri modi.

Dobbiamo però riconoscere che il desiderio sessuale alimenta l’intimità fisica ed essa può favorire la connessione, il nutrimento e la complicità nella coppia. Le relazioni intime in cui il desiderio è svanito possono assumere talvolta la forma di una convivenza tra coinquilini o colleghi. Possono ancora esserci amore e un profondo legame emotivo in queste relazioni. Potrebbe anche esserci ancora del sesso, ma senza desiderio il modo in cui si vive la coppia può cambiare e influire fino a compromettere la relazione.

Questa intimità fisica carente o inesistente può favorire l’emergere di pensieri, sentimenti e convinzioni non condivise con il partner che costruiscono muri invece di creare un incontro. La relazione può arrancare e una o entrambe le persone possono scoprire di desiderare qualcosa di più. In queste relazioni può capitare che alcuni partner semplicemente rinuncino alla relazione; altri cerchino un altro partner per ritrovare una sessualità appassionata. Alcune coppie confuse e frustrate possono perdere la speranza e rassegnarsi ad una relazione asessuata o quasi.

Gli uomini possono percepire le loro partner femminili con un desiderio sessuale diminuito come determinanti se ha luogo o meno uno scambio sessuale. Questo, a sua volta, può causare frustrazione e intolleranza e indurre gli uomini a fare pressione sui loro partner per impegnarsi in attività sessuali. Questa pressione viene generalmente espressa lamentandosi, insistendo, implorando o cercando di far sentire in colpa la partner. Di conseguenza, le donne potrebbero spesso prendere la decisione consapevole di soddisfare queste richieste e partecipare al sesso per una moltitudine di ragioni non correlate al desiderio.

La donna, per dare un senso a una diminuzione del desiderio durante una relazione d’amore, può arrivare ad incolpare se stessa per il suo diminuito interesse sessuale. Turbata dal timore di un possibile impatto sul proprio partner frustrato, per amore e devozione, per desiderio di compiacere e rendere felice il loro partner, per favorire un clima di pace e serenità o per ridurre la pressione e le lamentele può arrivare ad acconsentire a fare sesso conformandosi all’aspettativa del partner; una partecipazione senza desiderio che equivale a mettere i bisogni e i desideri del partner al di sopra dei propri allo scopo di ridurre la tensione e sostenere la relazione intima. Il sesso viene quindi vissuto come sacrificio sessuale di sé, persino coercizione o, per lo meno, come un offuscamento del confine tra i due. Alcune donne lo concepiscono addirittura come un lavoro di cura sessuale, aggiunto a quelli domestici, da realizzare con l’obiettivo di prendersi cura del benessere del loro partner.

E’ evidente che le donne acconsentano sessualmente agli uomini molto più di quanto gli uomini facciano con le donne. L’aspettativa di accondiscendenza sessuale di solito proviene dall’uomo e la conseguente interazione sessuale è descritta da entrambi i partner come meno soddisfacente, meno piacevole e meno interessante di quando la coppia esprime il desiderio reciproco di incontro sessuale. Ma le donne possono anche arrivare ad evitare il sesso, o la possibilità di fare sesso, inventando scuse, malesseri, stanchezza oppure limitando o evitando ogni forma di affetto fisico o di tatto per impedire che qualcosa inizi o che l’altro interpreti la vicinanza come una iniziativa sessuale o una disponibilità.

Bibliografia

Immagine: La Dormeuse, Tamara de Lempicka

 

La coppia erotica. Un modello per una sessualità positiva

Quali sono gli elementi distintivi, i comportamenti utili, le idee sane che favoriscono il permanere dell’interesse verso la sessualità in una coppia così che essa possa mantenere nel tempo le sue caratteristiche di godimento, divertimento e complicità?

Ebbene, esiste una prospettiva di buon senso ma completa che sfida le nozioni semplicistiche di sesso e incoraggia le coppie a perseguire un significato positivo e realistico nelle loro vite intime. Un modello in cui l’intimità è l’obiettivo finale, con il piacere importante quanto la funzione e l’accettazione emotiva reciproca come l’ambiente. Il sesso è integrato nella vita quotidiana della coppia e la vita quotidiana è integrata nella loro vita sessuale per creare uno stile sessuale unico della coppia. Vivere bene la vita quotidiana – con le sue responsabilità, stress e conflitti – offre l’opportunità di sperimentare le interazioni sessuali in un modo sottilmente ma distintamente personalizzato e arricchito. Il sesso a volte è vissuto come piacere, sollievo dallo stress, giocosità matura e anche come unione spirituale.

Il suo contesto è un apprezzamento realistico del valore del sesso nella relazione. In esso il sesso non è un frammento isolato della propria vita ma un’opportunità per sperimentare le interazioni sessuali. Le caratteristiche che promuovono questo modello includono fattori cognitivi, comportamentali, emotivi e relazionali che promuovono la coesione, la cooperazione e l’intimità. Includono, inoltre, un profondo impegno per la salute sessuale reciproca, assumendosi la responsabilità personale di perseguire la crescita sessuale evolutiva, l’accettazione e l’espressione dei propri sentimenti onesti riguardo al sesso e al corpo e la distinzione dei sentimenti dai comportamenti. Particolarmente importante è che la coppia cooperi come una squadra intima, e dia la priorità all’empatia emotiva reciproca, si perdoni a vicenda per le delusioni precedenti e consideri la propria sessualità come un forum di relazione essenziale e un’opportunità.

Vi racconto di seguito quali sono gli elementi fondamentali di questo modello:

1. Il sesso è un elemento positivo nella vita, una parte inestimabile dell’intimità, del piacere e della fiducia a lungo termine di un individuo e di una coppia.

La soddisfazione del sesso inizia con l’accettazione positiva della propria sessualità, apprezzando il contributo positivo della soddisfazione sessuale per l’individuo e la relazione. È ben documentato che le paure negative del sesso, il “disgusto” o le nozioni basate sulla vergogna sul sesso sono seri ostacoli e fattori di rischio per la salute e la soddisfazione sessuale.

2. La relazione e la soddisfazione sessuale sono il fulcro dello sviluppo finale e sono essenzialmente intrecciate. La coppia è una “squadra intima”.

Il sesso ha un forte significato nel contesto di una relazione intima e richiede che i partner cooperino con le attività della vita quotidiana, perseguano la risoluzione reciproca dei conflitti sia dentro che fuori dalla camera da letto e condividano l’empatia emotiva. Gli uomini e le donne vogliono lo stesso beneficio dal sesso – intimità – anche se spesso lo cercano attraverso strade diverse. Che siano influenzati biologicamente o socialmente costruiti, gli uomini tradizionalmente perseguono l’intimità emotiva attraverso l’intimità sessuale mentre le donne comunemente perseguono l’intimità sessuale attraverso l’intimità emotiva. Questi sono approcci complementari, non oppositivi. L’essenza della sessualità sia per gli uomini che per le donne è il desiderio, il piacere e la soddisfazione.

3. Le aspettative sessuali realistiche e appropriate all’età sono essenziali per la soddisfazione sessuale.

Le coppie dovrebbero stabilire aspettative positive e realistiche sui loro corpi sessuali e sulle dimensioni psicologiche e interpersonali. La nostra società è satura di immagini e miti su bellezza e virilità, prestazioni sessuali e un’enfasi eccessiva sulla sessualità romantica e perfezionista.

Le coppie sane si rendono conto che il corpo ha capacità adeguate all’età, vedono la sessualità come un processo di sviluppo per tutta la vita che comporta cambiamenti e differenze dalla giovane età adulta all’età più avanzata e adattano le loro aspettative a ciascuna fase della vita.

Riconoscono che i problemi sessuali periodici sono comuni, il godimento sessuale varia, l’orgasmo non è essenziale per la soddisfazione sessuale e uomini e donne hanno esperienze fisiologiche e psicologiche diverse.

4. Una buona salute fisica e abitudini comportamentali sane sono vitali per la salute sessuale.

Gli individui apprezzano il proprio corpo sessuale e quello del proprio partner. La funzione sessuale è importante per la soddisfazione sessuale. La cura della propria salute fisica e i comportamenti sani (ad es. Sonno adeguato, esercizio fisico, alimentazione e consumo moderato) sono una dimensione importante della funzione sessuale continua, specialmente con l’avanzare dell’età. Poiché la malattia è un nemico significativo della funzione sessuale e aumenta la sua prevalenza con l’invecchiamento, il benessere è un obiettivo importante.

5. Il rilassamento è la base del piacere e della funzionalità

Il rilassamento fisiologico, psicologico e interpersonale è alla base della funzione sessuale e della soddisfazione personale e relazionale e diventa sempre più importante dopo i 30 anni. Per questo motivo sarebbe importante dedicare la prima parte della situazione sessuale ad attività di focalizzazione sensoriale. Gli accarezzamenti del corpo facilitano il superamento delle tensioni che possono essere portate inconsapevolmente a letto e permettono al corpo di rilassarsi e alla mente di focalizzarsi sulle sensazioni più che sui pensieri aprendo la strada al piacere erotico. Il rilassamento fisiologico è fondamentale per il funzionamento degli organi genitali che, in presenza di ansia, esprimono sintomi di disagio.

6. Il piacere è importante quanto la funzione.

Quando è presente una pressione legata al bisogno di avere dei rapporti sessuali a richiesta la pressione vissuta può essere deleteria per l’esperienza sessuale. Ad esempio, le coppie che seguono protocolli di infertilità, ove è presente una richiesta di rapporti sessuali determinata dalla ovulazione della donna possono determinare delle difficoltà di erezione nell’uomo proprio per la focalizzazione eccessiva sulla funzione sessuale più che sul piacere dell’atto. Un tale approccio può creare involontariamente un’ansia da prestazione che mina il piacere.

7. Valorizzare esperienze sessuali variabili e flessibili e abbandonare il “bisogno” di prestazioni perfette superando la pressione della prestazione, le paure di fallimento e il rifiuto.

Un aspetto vitale è il sincero riconoscimento che tra le coppie emotivamente e sessualmente ben funzionanti e soddisfatte, la qualità del sesso varia. E’ normale che tra le coppie che hanno una frequenza sessuale regolare vengano indicati esperienze di qualità sessuale diverse. Questo riconoscimento della variabilità della qualità del sesso sviluppa una aspettativa ragionevole in entrambi i partner, genera accettazione sessuale e favorisce una maggiore e costante salute sessuale.

8. I cinque scopi del sesso sono integrati nella relazione sessuale della coppia

Le coppie sessualmente soddisfatte integrano i cinque scopi fondamentali del sesso: la riproduzione; la riduzione della tensione e dell’ansia; il godimento e il piacere sensuale; l’autostima e la fiducia; la vicinanza e la soddisfazione nelle relazioni.

La riproduzione è la funzione biologica “naturale” del sesso. La riduzione dello stress e dell’ansia è uno scopo psicofisiologico comune del sesso. Il godimento e il piacere sensuale sono una funzione fondamentale del sesso nelle relazioni soddisfacenti a lungo termine. Gli individui possono anche cercare di migliorare l’autostima attraverso il sesso e perseguire sentimenti di autostima, fiducia e orgoglio di essere una persona sessuata. Un quinto scopo è l’uso del sesso per una varietà di dimensioni relazionali come amore, affetto, sostegno e gioia. Nelle relazioni sane, questi sono scopi motivati positivamente.

Gli individui possono perseguire obiettivi diversi in momenti diversi. La maggior parte, ma non tutti, gli individui perseguono ciascuno di questi cinque scopi per il sesso in un momento o in un altro nella loro vita. Spesso vengono perseguiti più scopi contemporaneamente. La priorità di uno scopo rispetto a un altro può variare notevolmente di volta in volta, anche di giorno in giorno.

Realizzare e accettare che le persone facciano sesso per scopi diversi e fluttuanti, evitare obiettivi unilaterali e inflessibili, favorire e concordare l’iniziativa sessuale e sviluppare la complicità con il partner migliora la cooperazione e la soddisfazione sessuale.

9. Integrare e utilizzare in modo flessibile i tre stili di eccitazione sessuale

L’eccitazione che deriva dal vedere e godere dell’eccitamento dell’altro attraverso i propri occhi.

Il proprio eccitamento favorito dal concentrarsi sul proprio corpo rilassato e disponibile ad accettare il tocco dell’altro.

E l’eccitamento derivante dai giochi di ruolo, dalla fantasia, la varietà e la sperimentazione, dall’uso di lingerie sexy, la scelta di posti nuovi fino all’uso di oggetti o sex toys per creare eccitazione attraverso il gioco erotico.

10. Le differenze di genere sono valutate rispettosamente e le somiglianze reciprocamente accettate

Uomini e donne sono spesso diversi nei loro modelli di eccitazione. In genere le donne si concentrano sul sentirsi “desiderate” o “attraenti” per il loro uomo, mentre in genere gli uomini si concentrano sul sentirsi “invitati” o “accolti” a fare sesso. Gli uomini sono interessati a verificare la loro capacità sessuale, mentre per le donne sono prioritarie la fiducia, la sicurezza e la cura.

Tuttavia i ruoli sessuali sia femminili che maschili sono socialmente costruiti, con molte sovrapposizioni, e cambiano quando gli individui, la coppia e la cultura cambiano. Gli uomini sono comunemente spinti a fare sesso dalla spinta bio-fisiologica mentre le donne sono spinte a fare sesso più da una spinta bio-emotiva. Non solo accettare ma celebrare le preferenze di genere e le somiglianze consente alla coppia di godersi l’approccio finalizzato alla soddisfazione reciproca

11. Il sesso è integrato nella vita reale e la vita reale è integrata nel sesso. La sessualità si sviluppa, cresce e si evolve nel corso della vita.

Le esperienze sessuali di persone di età e circostanze di vita diverse richiedono aspettative adeguate alla situazione. Le modificazioni emotive, professionali, sentimentali e relazionali che avvengono nel corso della vita possono influire sulle diverse motivazioni per cui si fa sesso.

L’attività sessuale si integra nella vita quotidiana della coppia e la loro vita quotidiana è integrata nella loro vita sessuale per creare un’esperienza sessuale unica e aderente al periodo che si sta vivendo. La vita stessa offre l’opportunità di sperimentare il sesso in un modo sottilmente ma distintamente personalizzato e arricchito oltreché congruente con lo stile di relazione della coppia che può renderlo speciale.

12. La sessualità è personalizzata: il sesso può essere giocoso, spirituale, speciale

Le coppie possono considerare non solo i comportamenti amorosi e le abilità psicosessuali, ma anche le esperienze emotive e il significato nella loro relazione intima. L’intimità emotiva e la soddisfazione della relazione sono l’obiettivo finale. L’esperienza del sesso soddisfacente a volte è giocosa, spirituale, speciale. La giocosità può essere un buon indicatore del buon sesso perché affinché il gioco avvenga, altri aspetti dell’intimità devono funzionare bene: fiducia, accettazione reciproca, priorità al piacere, libertà di essere se stessi e un profondo apprezzamento della relazione. La possibilità di utilizzare un certo linguaggio erotico aggiunge unicità alle esperienze sessuali delle coppie e “personalizza” la camera da letto rendendola speciale.

Conclusioni

Ho presentato un approccio di coppia ampio il cui obiettivo primario è sostituire il tradizionale criterio di prestazione del rapporto maschile perfetto con un approccio alla sessualità di coppia orientato al piacere variabile e flessibile, che implica scenari sensuali ed erotici alternativi.

La soddisfazione è composta da aspettative sessuali realistiche, da una prospettiva globale e da abilità di coppia sane e cooperative. Il tatto e il piacere sono importanti quanto la funzione sessuale e la coppia rinuncia al “bisogno” di prestazioni perfette. Le caratteristiche includono fare l’amore basato sul rilassamento, concentrarsi sul piacere, integrare i cinque scopi del sesso, incorporare in modo flessibile i tre stili di eccitazione.

Altrettanto importanti sono le aspettative positive e realistiche sul ruolo e il significato dell’intimità e della sessualità durante le fasi di sviluppo della vita della donna, dell’uomo e della coppia. Questa prospettiva fornisce una base positiva e genuina per la relazione e la soddisfazione sessuale e incide positivamente sulla continuità nella soddisfazione sessuale di coppia nel corso della vita diminuendo, inoltre, la possibilità dell’insorgenza di problemi sessuali.

Metz M.E. & McCarthy B.W., The “Good-Enough Sex” model for couple sexual satisfaction, Sexual and Relationship Therapy, Vol 22, No. 3, August 2007, 351-32

Immagine: Couple in love (particolare), Nikola Nik

Il Kamasutra, questo (s)conosciuto

Il Kamasutra, dal sanscrito “Trattato sull’amore sessuale”, è il più antico testo dedicato dalla civiltà indiana all’amore sessuale, considerato uno dei tre scopi dell’esistenza. Composto probabilmente nel terzo secolo d.c. nell’India settentrionale da Vatsyayana Mallanga, autore di cui poco si conosce, contrariamente alla credenza popolare, non è solo un libro sull’amore e sulle diverse posizioni sessuali; temi che divennero noti nella cultura occidentale alla fine del XIX secolo grazie all’adattamento del manuale da parte di Richard Francis Burton, un esploratore britannico. Questa traduzione, sebbene considerata in retrospettiva selvaggiamente imprecisa e fuorviante, permise ad un ampio pubblico di scoprire le posizioni sessuali descritte suscitando grande interesse oltreché scalpore.

Di fatto l’opera, composta in prosa e versi, e costituita da 7 libri, 36 capitoli e 64 paragrafi, affronta la natura dell’amore, come trovare un compagno di vita e come prendersi cura della propria vita amorosa. Tratta di argomenti come l’arte di vivere bene, l’unione sessuale, il corteggiamento e il matrimonio, il ruolo della moglie, il processo di seduzione delle mogli degli altri, vivere come o con una cortigiana. Solo una parte dell’opera, il secondo libro, offre effettivamente istruzioni sessuali perché l Kamasutra è molto più interessato alle relazioni tra i sessi, alla ricerca di relazioni soddisfacenti e allo sviluppo della fiducia durante i rapporti sessuali.

E’ bene sapere che il Kamasutra era riferito ad un mondo di privilegiati, gli amanti dovevano essere ricchi. Gran parte del Kamasutra riguarda, infatti, la cultura che apparteneva a coloro che avevano tempo libero e mezzi economici; ad un élite urbana composta da principi, alti funzionari statali e ricchi mercanti.

Ad ogni modo l’obiettivo del Kamasutra è quello di guidare coloro che sperimentano il piacere sessuale e la realizzazione dell’amore verso il godimento. E’ legittimare il ruolo dell’esperienza di piacere attraverso il coinvolgimento dei cinque sensi, nell’uomo e nella donna, entrambi chiamati ad applicarsi per imparare questa arte.

Sebbene l’opera possa essere accusata, con buona ragione, di un certo sessismo, uno dei tempi più importante che si riflette in quasi ogni capitolo è la “fiducia“, o l’idea che non sono le abilità sessuali che fanno un buon amante, ma piuttosto la sua capacità di costruire la fiducia in una compagna. Scrive l’autore, infatti, che un uomo dovrebbe prendersi del tempo con la sua nuova moglie prima ancora di pensare all’avvio del rapporto sessuale. Dovrebbero trascorrere molto tempo insieme, conoscendosi e discutere di sesso usando parole morbide. Poi passare a sottili progressi e, infine, dopo dieci giorni o più, iniziare la prima unione sessuale.

Molto più interessato al comportamento che alla meccanica grezza del sesso per il Kamasutra la chiave per trovare il vero amore è imparare a leggere il comportamento del sesso opposto, in particolare della persona che si desidera, al fine di garantire che il comportamento possa essere modificato così da raggiungere il successo nel corteggiamento. Il Kamasutra non sostiene mai di rinunciare a una donna – suggerisce semplicemente di modificare il proprio agire per superare qualsiasi resistenza si stia incontrando semplicemente leggendo i desideri della persona che si vuole conquistare.

La parte dell’opera dedicata all’unione sessuale descrive i tipi di unione secondo le dimensioni, l’intensità e io desiderio. Gli uomini sono divisi in tre classi, a seconda delle dimensioni del loro fallo: lepre, toro o cavallo. Le donne sono classificate in base alla profondità della loro vagina: cervo, cavalla o elefante. La classificazione in cui ricade un uomo o una donna determina la classificazione a cui dovrebbe appartenere il suo partner. Per produrre un’unione uguale, la dimensione del pene di un uomo dovrebbe corrispondere a quella della vagina della sua partner. Ad esempio, una lepre maschio può stare con una femmina di cervo, ma non con una femmina di cavalla o elefante, ciò creerebbe una relazione ineguale. Una volta che un’unione è adeguata, un uomo e una donna possono iniziare a praticare lo Chatus-Shasti, o le 64 forme di unione sessuale, con l’obiettivo di raggiungere il vero appagamento del piacere.

La resistenza è un altro fattore che il Kamasutra classifica, dividendo uomini e donne in tre categorie: quelli a breve termine, quelli a tempo moderato e quelli a lungo termine. La vera unione arriva quando, “mediante l’incontro con gli uomini, la lussuria, il desiderio o la passione delle donne è soddisfatta”. Secondo il Kamasutra le donne dettano il soddisfacimento del desiderio poiché ci vuole più tempo per estinguere la loro “passione”. L’autore spiega che è abbastanza facile per un maschio raggiungere la soddisfazione. Non appena raggiunge l’orgasmo e il suo desiderio è sazio tutto, però, si conclude. Una donna raggiunge la soddisfazione molto più lentamente e in modo meno completo, quindi è importante che un uomo presti particolare attenzione a garantire il suo orgasmo per non rischiare di creare un rapporto sessuale ineguale.

Inoltre, in un’unione ideale, l’uomo e la donna dovrebbero produrre insieme le loro emissioni. Per fare ciò, “uomini e donne, essendo della stessa natura e provando lo stesso tipo di piacere”, dovrebbero iniziare il loro rapporto sessuale con l’uomo che eccita la donna prima che inizi il sesso, in modo che possa raggiungere il culmine “prima o simultaneamente con lui. ” Questa sezione dell’opera include, oltre ai diversi tipi di rapporti, i baci, le pressioni con le unghie, i morsi, il vigore sessuale e intensità. L’autore paragona il rapporto sessuale con il combattimento: durante il sesso, i partecipanti spesso sentono il bisogno di colpire con passione. Le aree da percuotere includono le spalle, la testa, lo spazio tra il seno, la schiena, le regioni centrali del corpo e i fianchi. Ad accompagnare questi colpi potrebbero esserci suoni sibilanti, ansimanti, tubazioni, piagnucolii o fusa.

Quando una donna vede che il suo amante è affaticato dalla copulazione costante e ancora non è stato soddisfatto, dovrebbe stenderlo sulla schiena e dargli piacere recitando la sua parte. Ma essa può anche anche soddisfare la propria curiosità e assecondare il proprio desiderio di novità. Montando sul maschio e controllando il ritmo e la durata del rapporto sessuale, assumendo così il ruolo attivo e dominante. Questo capovolgimento di ruoli rivelerà la vera natura di una donna e il libro offre istruzioni per rendere questo incontro un successo per entrambi i partner.

Il Kamasutra delinea anche i modi in cui il sesso dovrebbe finire. Dopo il raggiungimento dell’orgasmo gli amanti non dovrebbero guardarsi l’un l’altro e dovrebbero andare separatamente in lavanderia. Successivamente, dovrebbero bere e mangiare cibi leggeri insieme e portare avanti una piacevole conversazione mentre la femmina giace in grembo al maschio.

Degno di nota anche l’ultimo capitolo dell’opera dedicato a coloro che non riescono a trovare l’appagamento sessuale e ad amare. In esso vengono proposte altre tecniche per migliorare le proprie capacità di seduzione e per fare l’amore. Queste possono essere suddivise in alcune categorie principali: miglioramenti corporei, miglioramenti delle prestazioni sessuali e modifiche dei genitali.

Conclusioni
Il Kamasutra dimostra utilmente che la sessualità di solito supera la nostra capacità di elaborarla o parlarne. Tale godimento travolge e dobbiamo arrenderci, rinunciare a fantasie di controllo, motivo per cui le parole falliscono e le descrizioni letterarie possono sembrare inadeguate perché, rispetto all’esperienza reale, esse non sembrano mai avvicinarsi all’oggetto, ma rimangono in giro con un’aria stupida.

Non c’è niente di lontanamente simile al Kamasutra che anche per il suo tempo era sorprendentemente sofisticato. Un’opera che propone un’idea di piacere non come obiettivo superficiale, secondario ma, come il cibo e altri piaceri sensoriali, esso è necessario alla vita e va ricercato con moderazione e con cautela. E con le parole dell’autore “Non può essere disdegnato o ignorato, per paura di perdere le forze più vitali della vita”.

Certamente molte delle sue conclusioni e prescrizioni sono a dir poco bizzarre, ma bisogna riconoscere il fascino della sfacciata immediatezza nel confronto dei rapporti sessuali, le sottigliezze delle percezioni di sentimenti, gli umori e le emozioni, la delicatezza delle sfumature dell’amore rese da una mente libera da tutte le paure, le inibizioni, la goffaggine che mira all’accettazione e le pressioni sociali. In effetti, è questa franchezza, questa libertà dall’inibizione e dall’imbarazzo che dovrebbe guidare l’esperienza mentre proseguiamo nella comprensione del sesso così da poterlo collocare nel contesto dell’auto-realizzazione, piuttosto che come un atto eccitante in sé. È nostro dovere, nostra natura imparare, quindi, a godere dell’amore fisico nel miglior modo possibile.

 

  • Vatsyana. Kamasutra. Il capolavoro dell’arte amatoria indiana. Executive Editrice, 1980.
  • https://www.gradesaver.com/kama-sutra/study-guide/summary
  • https://scroll.in/article/746560/what-is-the-kamasutra-really-about-wendy-doniger-reads-the-classic-text
  • https://www.theguardian.com/books/2011/mar/25/kama-sutra-pleasure-haskar-review
  • https://www.webmd.com/sex/what-is-kama-sutra
  • https://www.amacad.org/publication/on-the-kamasutra
  • https://www.getstoryshots.com/books/kamasutra-summary/

Ma tu fingi? Alle origini dell’orgasmo simulato

L’orgasmo è una componente importante della sessualità umana che incide sulla soddisfazione personale e relazionale dell’incontro erotico. Viene descritto come un’esperienza sia fisiologica che psicologica in cui fattori relazionali, interpersonali e situazionali giocano un ruolo determinante.
Ciò che emerge dall’esperienza riferita e da diversi studi è che le donne raggiungono l’orgasmo meno frequentemente degli uomini e che talvolta, per i motivi che andrò a descrivere, esse arrivino a fingerlo. Sebbene anche gli uomini talvolta fingano i loro orgasmi ciò non è frequente per l’impossibilità a simulare l’eiaculazione.

Il modo più comune di fingere l’orgasmo è fisico e viene espresso attraverso il movimento, la contrazione volontaria dei muscoli, il mordere o irrigidirsi. Oppure verbalmente attraverso gemiti intensi, urla o il comunicare al partner di stare per “venire” o “godere”. E ciò accade soprattutto durante l’attività sessuale di coppia, non con l’autoerotismo ed è più frequente durante la penetrazione vaginale piuttosto che la stimolazione manuale o orale.
Nel corso della vita il ricorso alla finzione dell’orgasmo sembra diminuire e questo può avere a che fare con una maggiore consapevolezza ed esperienza sessuale accompagnata ad una maggiore libertà di vivere la sessualità rivolta alla propria aspettativa.

Diversi sono i motivi per cui alcune donne simulano l’orgasmo
I medici vittoriani descrivevano l’orgasmo simulato come “un inganno innocente giustificabile” delle mogli che cercavano di compiacere i loro mariti. I Sessuologi Masters & Johnson nel 1974 coniarono il termine “inganno altruistico” per descrivere questo “atto socialmente accettabile con cui le persone cercano di “rendere felice qualcuno” o di salvaguardare pensieri che non sono disposti a condividere”.

Fingere l’orgasmo può avere quindi la funzione di salvare l’autostima del partner, proteggere i suoi sentimenti ed evitare di danneggiare il suo senso di competenza, efficacia, la virilità. Le donne sono spesso più interessate all’ego del partner che al proprio piacere durante l’esperienza sessuale e fingono piuttosto che dire la verità per non rischiare di affrontare una conversazione scomoda. L’orgasmo della donna garantisce all’uomo, molto sensibile e attento agli indizi fisici e vocali della donna sul suo raggiungimento dell’orgasmo, che lui ci sa fare.

L’orgasmo viene dall’uomo apprezzato a tal punto che la sua assenza può trasformarsi in una preoccupazione circa le proprie capacità e ciò può anche incidere sulla possibile scelta di tradire la partner. Non c’è da stupirsi quindi che fingere l’orgasmo per una donna possa fungere da strategia di “ritenzione del partner” quando è presente il timore di perderlo.

Un comportamento, come il migliorare il proprio aspetto fisico, che ha il beneficio di salvaguardare la relazione diminuendo il rischio di essere tradita. La percezione di una relazione poco solida e la percezione di un rischio di infedeltà si associano infatti ad una maggiore probabilità di fingere i propri orgasmi. Non è da sottovalutare anche la concezione che fingere l’orgasmo va nella direzione di promuovere una relazione stabile in cui l’uomo è felice perché soddisfatto della sua capacità di procurare l’orgasmo alla partner.

Ma le ragioni legate alla finzione dell’orgasmo possono anche mirare ad un vantaggio immediato per la donna. Sappiamo che la probabilità di raggiungere l’orgasmo per lei è favorita dalla realizzazione di situazioni erotiche che implicano la stimolazione del clitoride, piuttosto che la sola penetrazione vaginale. L’orgasmo è anche favorito quando sono presenti una varietà di comportamenti sessuali, inclusi i preliminari, la stimolazione genitale manuale e la stimolazione genitale orale.

Un fattore pragmatico significativo relativo alla simulazione di un orgasmo è quanto sia facile raggiungere l’orgasmo in primo luogo. La facilità dell’orgasmo determina il numero di occasioni in cui una donna potrebbe prendere in considerazione la possibilità di fingere un orgasmo, e quindi non sorprende che le donne che raggiungono spesso l’orgasmo abbiano meno probabilità di fingere i loro orgasmi.

Quando è invece presente nella donna una disfunzione sessuale come la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, il dolore o una difficoltà a concentrarsi sul piacere la probabilità di fingere può aumentare sebbene non porti necessariamente a fingere un orgasmo come risposta adattativa alle disfunzioni sessuali.
Fingere l’orgasmo può anche favorire l’aumento dell’eccitamento della donna. E’ possibile, infatti, aumentare il livello del proprio eccitamento e del godimento sessuale osservando le proprie espressioni e i comportamenti esteriori contribuendo ad aumentare le possibilità di raggiungere l’orgasmo.

Un altro motivo per cui le donne possono fingere l’orgasmo è concludere l’incontro sessuale il più velocemente possibile per l’insoddisfazione sessuale vissuta con un partner incapace di farle godere, o per la noia provata, o il dolore. Oppure perché stanche o non dell’umore giusto. Può anche avere a che fare con un esaurimento fisico ed emotivo legato alla eccessiva lunghezza della situazione erotica. In alcuni casi, fingono perché non interessate ad avere un orgasmo ma consapevoli che il loro orgasmo segnerà la fine della situazione erotica. Altre volte perché si sentono spinte a concludere, sotto pressione e, sebbene in grado di avere un orgasmo alla fine, si affrettano a concludere per non essere vissute come lente o frigide.

L’ultima ragione per cui è possibile che le donne fingano l’orgasmo è legata al timore di apparire inesperte, ingenue o, peggio ancora, anormali. Sentono di dover mettere in scena l’espressione del loro godimento per convincere il proprio partner che sono normali anche facendo ricorso a movimenti esagerati o gemiti rumorosi. Molte donne hanno simulano perché spinte dal dover mostrare al loro partner che stanno facendo un buon lavoro rimandando l’impressione di divertirsi un sacco e di essere coinvolte così da evitare sentimenti di vergogna e sensi di colpa.

Quanto incidono le credenze e le pressioni sociali?
Non sappiamo se le donne che fingono il loro orgasmo differiscono da quelle che non lo fanno in termini di visione del mondo e sistemi di credenze generali, la religione o l’appartenenza politica. Ciò che emerge dagli studi però e che, al fine di sviluppare un’idea di ciò che gli uomini vogliono durante il sesso e di ciò che le donne dovrebbero fare, le donne fanno affidamento sulle loro esperienze passate e sulle informazioni dei coetanei e della società in generale. E’ possibile quindi che l’orgasmo simulato possa anche essere guidato da convinzioni sul genere e sul sesso.

Sappiamo che oggi gli uomini apprezzano l’orgasmo della loro partner, ne sopravvalutano la frequenza e che l’orgasmo di una donna indica un risultato di mascolinità. Ciò non è sempre stato così. Storicamente, infatti, il piacere sessuale degli uomini è stato centrale e il piacere sessuale delle donne scoraggiato o ignorato. Quindi, il fatto che gli uomini desiderino che le donne raggiungano l’orgasmo e che le donne ne siano consapevoli può essere considerato un segno di progresso verso esperienze più egualitarie di piacere sessuale.

Anche le teorie femministe sostengono che l’orgasmo di una donna dovrebbe essere sperimentato principalmente per il suo piacere e non per quello del suo partner. Ovviamente sarebbe preferibile che entrambi i partner siano sessualmente eccitati dal potenziale dell’orgasmo di una donna, ma diventa problematico quando le donne rinunciano al proprio piacere genuino, anche arrivando a fingere, per il piacere e la soddisfazione del loro partner.

Pertanto, mentre il forte desiderio di un uomo che una donna raggiunga l’orgasmo durante il sesso può riflettere sia l’eccitazione che la generosità ciò può, al contrario, essere controproducente perché inibisce il piacere sessuale di una donna. Vero è che la percezione delle donne di avere una relazione con un partner motivato e concentrato sul piacere femminile spinge a fingere meno e ad esprimere un sano egoismo sessuale. Al contrario, la convinzione che gli uomini abbiano bisogno di una donna per raggiungere l’orgasmo per soddisfare i propri bisogni di piacere può associarsi a maggiori probabilità di fingere.

Un’altra credenza è che l’orgasmo femminile sia l’indicatore centrale del piacere sessuale, l’obiettivo del sesso e, senza di questo, il sesso sia inutile. Ciò lo rende obbligatorio, meglio se vaginale che clitorideo tra l’altro, e per questo capace di esercitare un’incredibile pressione su entrambe le parti coinvolte a tal punto da legittimare una finzione piuttosto che deviare da queste aspettative sociali.

Ma le convinzioni di genere non finiscono qui e tutte sembrano inquadrare il modo in cui le donne pensano, agiscono e si sentono durante il sesso. Accanto ad alcuni temi comuni che includono la convinzione che gli uomini vogliono che le loro partner raggiungano l’orgasmo durante il rapporto ve ne sono altri che indicano che le donne dovrebbero soddisfare le pulsioni sessuali voraci degli uomini, che è responsabilità di un uomo fare raggiungere l’orgasmo ad una donna e se ciò non avviene sarà inevitabile l’impatto negativo sull’ego di lui.

Gli uomini hanno bisogno che le donne raggiungano l’orgasmo per essere sessualmente soddisfatti; gli uomini sono sessualmente egoisti e sono principalmente interessati alla propria soddisfazione sessuale e poco o per nulla preoccupati per la soddisfazione della partner.

I copioni sessuali o la varietà di pressioni sociali che vengono poste sulle donne oltre all’influenza dei media, dei film e della pornografia nell’apprendimento della sessualità hanno un ruolo importante nel plasmare la loro comprensione del sesso e dell’orgasmo. D’altra parte, il sesso sembra essere ovunque, ma di rado se ne parla onestamente e apertamente; il porno è liberamente accessibile, ma troppo spesso irrealistico, e l’educazione sessuale raramente include discussioni sul piacere femminile.

Non c’è da meravigliarsi quindi che esistano ancora copioni sessuali e pressioni sociali per le donne che le vedono vittime di un dilemma. Da una parte desiderose di essere aperte e oneste con i loro partner, ma dall’altra motivate a proteggere i sentimenti del loro partner e non deludere la sua aspettativa.

Eppure l’idea che le donne oggi fingano l’orgasmo e che questa percentuale sia alta e notevolmente aumentata, sembra priva di senso se vista attraverso una lente moderna. In una società che ha visto un aumento della cultura femminista, discussioni sull’emancipazione delle donne e sul piacere sessuale, marce femminili, programmi televisivi e film che danno una miriade di informazioni disponibili online sul funzionamento sessuale e sul piacere delle donne, si potrebbe pensare che il numero di donne che fingono l’orgasmo dovrebbe essere basso e diminuito negli ultimi decenni, non aumentato.

Ad ogni modo la frequenza con cui le donne fingono i loro orgasmi è potenzialmente preoccupante perché può’ riflettere un’esitazione a comunicare onestamente e apertamente con un partner sul sesso, comprese le preferenze sessuali e la difficoltà a provare orgasmi. Troppe sono le convinzioni di genere e le pressioni sociali che le spingono a guidare il loro comportamento sessuale e l’espressione di un piacere spesso non autentico che le allontana dalla libertà di trovare la propria voce durante l’esperienza erotica.

  • Younis I. et al., Fake it: women pretending orgasms, Human Andrology, , June 2018, Vol. 8, No. 2, 76–81
  • Barner D.M. et al., Motivations for faking orgasm and orgasm consistency among young adult women, Personality and Individual Differences, une 2019 , 83-87
  • Harris A.E et al., Beliefs About Gender Predict Faking Orgasm in Heterosexual Women, Arch Sex Behav, 2019 Nov; 48 (8); 2419 – 2433
  • Howes L., Faking Orgasm: Interviews with College Women About How, When, and Why They Pretend to Experience Orgasm, The University of Maine Digital Commons @U Maine, spring 2019

 

Foto di copertina tratta da Marjorie Strider (particolare)

Quello che le donne non dicono. Ovvero la donna ed i problemi di erezione del partner

Quante donne possono raccontare di essersi trovate di fronte ad una disfunzione erettile del proprio partner? Probabilmente molte e diversi saranno stati i loro vissuti. Quando insorge una difficoltà erettiva, indipendentemente che sia di natura psicologica o organica, le reazioni e le emozioni che investono una donna possono essere di diverso tipo. Andiamole a scoprire.

il timore di esserne la causa: quando insorge una difficoltà erettiva nella coppia il disagio emotivo che ne deriva è vissuto anche dalla donna, spesso in modo così profondo da poter compromettere la propria autostima. Il timore di una femminilità diminuita, di essere poco interessante agli occhi del proprio uomo sono le paure che più tipicamente emergono. Ad esse potranno seguire timori di essere tradita o, peggio ancora, abbandonata. In altri casi la donna può vivere rabbia e frustrazione per l’impossibilità all’incontro sessuale e attribuisce ogni responsabilità al partner aspettandosi che lui affronti quanto prima il problema.

– La consapevolezza di una difficoltà dell’uomo è tipica di quelle donne che hanno un buon rapporto con la propria sessualità e riconoscono un episodio di difficoltà nell’uomo come il segnale di un disagio emotivo o relazionale in lui. È il caso dei primi rapporti, quelli che avvengono all’inizio della relazione e che possono essere vissuti dall’uomo come una prova da sostenere per essere accettati e scelti.

– Il dubbio sulla compatibilità e intesa sessuale tra due persone che si sono conosciute da poco e che, anche attraverso l’intimità cercano di comprendere se si è fatti per l’altro e viceversa. Siamo disponibili ad accettare l’idea che non sia possibile essere compatibili con chiunque ma quando capita di “non trovarsi” a letto la frustrazione è tanto più forte quanto più siamo interessati all’altro. In queste situazioni la donna non attribuisce a sé né al partner la responsabilità del problema ma alla fatalità o ad un disegno del destino. Alcune volte può affidarsi a questo segno ed abbandonare la relazione. Altre volte, fortemente interessata al partner, dimostra comprensione e disponibilità a metterlo a proprio agio confidando che, nel tempo, la coppia raggiunga una buona intesa sessuale.

– La liberazione dal dover assecondare una esperienza non desiderata non è un vissuto molto frequente ma esistono relazioni all’interno delle quali la donna, per scarso interesse sessuale, per insoddisfazione, per difficoltà nei confronti del sesso, per perdita del desiderio dovuta a diversi motivi vive il venire meno della sessualità come un modo per uscire da una dinamica di oppressione o, quantomeno, di aspettativa e richiesta da parte del partner. L’emergere di una disfunzione erettile solleva dal dover fingere il classico mal di testa o rimandare per stanchezza, impegni o scarsa voglia. In queste relazioni l’aspettativa della donna è rivolta ad una relazione di serena convivenza dove la fisicità non è più necessaria se non relegata ai gesti affettivi quali l’abbraccio o le coccole.

– La diminuzione del controllo di un partner infedele può essere favorita dall’emergere di un problema erettivo dal momento che non potendo più avere rapporti sessuali, almeno finché non ha iniziato un trattamento, eviterà di rivolgere le proprie attenzioni sessuali ad altre donne. In questa situazione la donna vive il problema come una soluzione alla crisi relazionale: la malattia dell’altro potrebbe favorire il ritorno alle attenzioni verso di lei, quelle attenzioni che riceveva e che, nel tempo, sono state dirottate altrove. Oltre a ciò, la DE può rappresentare un fattore protettivo verso una possibile separazione visto che un uomo con questo problema difficilmente si proporrebbe ad un’altra donna.

Le conseguenze sulla coppia

In questa fase la sessualità subisce delle modificazioni che potranno influire sulla qualità generale della relazione. Il timore di incorrere in un episodio fallimentare porterà entrambi i partner a vivere la sessualità come una situazione deludente e frustrante con la conseguente diminuzione della motivazione all’incontro intimo. Questo atteggiamento va anche nella direzione della salvaguardia della propria identità e autostima sessuale.

L’iniziativa sessuale, di conseguenza, vedrà una diminuzione così come la frequenza degli incontri e con essi anche tutte quelle occasioni che favorivano, che rappresentavano l’antipasto dell’erotismo come fare la doccia insieme, svestirsi di fronte all’altro o girare semplicemente nudi per casa.

Anche l’abbraccio e la vicinanza fisica a scopo affettivo possono essere vissuti come minacciosi e di conseguenza limitati per il timore di mettere l’uomo a disagio. Il letto, luogo dell’incontro amoroso per eccellenza, viene vissuto come lo spazio del possibile fallimento e quindi evitato nei momenti che prima venivano condivisi e cercati. La donna si attarda in bagno e raggiunge l’uomo a letto dopo che si è addormentato. L’uomo attende alla tv che la donna vada a letto e la raggiunge quando pensa si sia addormentata.

Anche la comunicazione erotica tra i partner e con i conoscenti subisce dei cambiamenti. Le battute sul sesso ed i discorsi sull’erotismo vengono evitati perché rimandano alla propria situazione di insoddisfazione, incertezza e tristezza.

Quando la sessualità non è completamente compromessa è presente un alto livello di sorveglianza circa ciò che si realizza. La donna, ma anche l’uomo, sarà concentrata sul pene chiedendosi se avrà un’erezione e se questa si manterrà. Questa preoccupazione influirà sull’esperienza comportando una difficoltà all’eccitamento con diminuzione della lubrificazione e del piacere ed una possibile difficoltà a raggiungere l’orgasmo.

Inutile dire che sarà la qualità della relazione oltre alle capacità personali a influire sulle sorti del problema insorto. Le coppie che potranno fare affidamento su una buona intesa sessuale precedente all’insorgenza del problema ed a una buona qualità della comunicazione affronteranno il disagio in tempi brevi e insieme. Altre metteranno in atto modalità in linea con la tipologia della relazione sentimentale e sessuale.

Come la donna può aiutare l’uomo a superare il problema

Come è logico prevedere se la difficoltà dell’erezione insorge all’interno di una coppia con una buona qualità della vita sessuale gli effetti emotivi saranno comunque visibili ma la coppia non abbandonerà la sessualità. Ciò che ci aspettiamo, infatti, è che una coppia che annovera il gioco erotico attraverso i preliminari piuttosto che soltanto la penetrazione, non abbandona l’attività sessuale ma la ridimensiona nel periodo degli accertamenti clinici. Lo stesso dicasi per la presenza di un clima sessuale collaborativo, con complicità e reciprocità. La DE, infatti, può rappresentare una brusca frenata nel percorso verso il piacere ma momentanea perché la motivazione di entrambi a ritrovare quanto prima l’erotismo come spazio di piacere condiviso li spingerà a chiedere aiuto quanto prima.

Il contributo della donna è fondamentale sia in questi casi, diciamo così, più fortunati, che nelle situazioni che accadono più spesso. È importante che la donna non si chiuda in una dimensione di isolamento spinta dalla rabbia per l’accaduto o per il senso di impotenza o vissuti di colpa.

Colpevolizzare sé stesse attribuendo al proprio corpo non più attraente o alla propria diminuita capacità eccitatoria complica sicuramente la possibilità di una evoluzione positiva. Alla donna si chiede quindi lo sforzo di andare oltre la propria paura di essere causa così da incoraggiare il partner ad affrontare la situazione per il benessere di entrambi.

Molto spesso accade che sia proprio la donna a spingere l’uomo ad affrontare un problema che tanto lo tocca ma altrettanto lo imbarazza al punto da portarlo a rimandare continuamente il primo contatto con un professionista oppure sottovalutare il problema rassicurando la partner circa una naturale risoluzione che difficilmente si realizzerà.

Le modalità che la donna utilizza possono variare da una semplice domanda sulle spiegazioni che l’uomo attribuisce all’accaduto al comunicare la propria preoccupazione verso uno stato di salute che sarebbe bene approfondire, dall’evidenziare l’importanza per la coppia di una sessualità soddisfacente a quella che chiamo la strategia dell’out out, non così rara nella mia esperienza e che consiste nel mettere il partner alle strette dopo innumerevoli richieste di prendere un appuntamento con un professionista: “O fai qualcosa o ti lascio”.

L’apporto della donna è fondamentale anche nella fase diagnostica e terapeutica. La sua presenza durante le visite mediche ed i colloqui psico-sessuologici, quando l’uomo è favorevole, può permettere al professionista di comprendere meglio la storia sessuale all’interno della quale il disturbo si inserisce, le eventuali motivazioni psicologiche e relazionali alla base del disagio sessuale, far emergere un possibile conflitto di coppia in atto, favorire l’aderenza dell’uomo alla terapia e partecipare attivamente al processo terapeutico con le proprie risorse personali di donna e partner.

In ogni caso è fondamentale valutare le aspettative terapeutiche della donna in modo che non venga proposta una terapia che lei non riconosce e che quindi non sosterrà con la conseguenza di lasciare l’uomo da solo durante il percorso. Ciò influirebbe negativamente sulla fiducia verso la propria partner oltre a modificare l’aspettativa di collaborazione e aiuto tipici di una coppia che si ama ed è disponibile ad affrontare la vita, nel bene e nel male, insieme.

Imamgine: Romantic Couple by Aditi Mitra

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