Esistono diverse tipologie di matrimonio, che si distinguono per il grado di stabilità e soddisfazione emotiva tra i coniugi. Dalle unioni serene e collaborative a quelle conflittuali o stagnanti, ogni relazione racconta un equilibrio diverso tra amore, autonomia e convivenza.
STABILE – SODDISFACENTE
E’ la categoria più perfetta e per questa ragione praticamente soltanto ideale. La si riscontra talvolta, seppure in forma incompleta, tra persone sposate da molto anni e quasi mai tra coniugi che abbiano ancora la responsabilità di allevare dei figli. In questa tipologia di matrimonio i coniugi riescono a raggiungere una situazione di mancanza di competitività, in cui i loro messaggi sono chiari, congrui e perfettamente compresi, e tendono alla collaborazione reciproca. Quando sono di opinione diversa tra loro, accettano la differenza come un dato umano imprescindibile tra cui è possibile trarre insegnamento, piuttosto che una prova di ostilità. Ciò permette loro di prendere decisioni comuni, serbando, quando se ne ravvisi la necessità, una buona autonomia personale. Le caratteristiche del loro rapporto sono l’intimità, intesa come mutualità, e la fiducia, che consentono alla loro famiglia di essere non soltanto una comunità, ma una comunione. I coniugi vivono il #matrimonio come puramente volontario: stanno insieme perché desiderano starci.
INSTABILE – SODDISFACENTE
E’ con tutta probabilità la forma più comune soprattutto tra i coniugi che sono sposati da una decina d’anni; si tratta di una struttura poco conosciuta, perché, proprio per la natura del loro rapporto, i coniugi difficilmente si rivolgono agli specialisti del comportamento umano per risolvere i loro problemi.
L’instabilità è determinata dalle liti molto frequenti che avvengono per questioni sia specifiche che generali; che sia soddisfacente si deduce dal fatto che al di là della loro ostilità, che si manifesta in questi litigi, ciascuno dei coniugi non è antagonista all’altro, ma un alleato, un compagno di esperienze comuni che accetta, in fondo, gli alti ed i bassi del matrimonio. Si ha talvolta la sensazione che traggano soddisfazione proprio dall’insoddisfazione dell’altro, tanto che taluni non fanno pace se non sono in guerra. La soddisfazione, nel rapporto instabile, può trarsi per un coniuge da condizioni diverse da quelle affettive, come il desiderio di entrature sociali, di denaro, di protezione… L’instabilità può derivare dalla necessità di accomodare le incertezze affettive di uno o di ambo i coniugi al senso di sicurezza che il rapporto crea per uno o per tutti e due.
INSTABILE – INSODDISFACENTE
In questa tipologia di matrimonio rientrano la maggior parte dei clienti degli #avvocati matrimonialisti e degli psicologi. La loro storia si può concludere con la #separazione, il divorzio, il suicidio. A questa conclusione si arriva dopo una vita di litigi tra persone che quasi sempre si sono sposate soltanto per darsi una lezione. I coniugi riconoscono il fallimento del loro rapporto, ma non fanno assolutamente nulla per cambiarlo, salvo accusare senza sosta l’altro, il che provoca una risposta ostile che fa lievitare lo scontro. Talvolta in questo tipo di matrimonio il conflitto non è aperto, ma mascherato con espressioni di ostilità che si manifestano in modo sotterraneo, come per esempio attraverso il sarcasmo, la freddezza sessuale. Spesso ciò che tiene unita quasta coppia è il desiderio infantile di essere ripagati in un prossimo futuro delle frustrazioni subite nel passato, il che con l’andare del tempo aumenta l’insoddisfazione.
STABILE – INSODDISFACENTE
La peggiore tra tutte le combinazioni possibili. I coniugi pur essendo insoddisfatti, mantengono il livello di insoddisfazione stabile, e appunto a questo genere di unione è corretto affibbiare la definizione di “ergastolo matrimoniale”. Pur essendoci un’insoddisfazione profonda, spesso i coniugi sembrano non accorgersene, il che aumenta la stabilità di questa, e talvolta essi addirittura porfferiscono dichiarazioni di affetto che mascherano un’ostilità viscerale. Praticamente questi individui non possono stare né con il loro coniuge, né senza di lui; vegetano anziché vivere, difficilmemte litigano, si sentono chiusi in una gabbia seza via d’uscita, si utilizzano a vicenda per mantenersi a distanza. Raramente giungono all’attenzione del pricoterapiasta o del consulente coniugale in quanto, tutto sommato, non ritengono di avere gravi problemi; se ci vanno, lo fanno solo per parlare dei problemi dei figli. Anzi, l’unica coalizione tra loro possibile consiste nel riaffermare la stabilità mascherando l’insoddisfazione.Tra queste coppie spesso si trovano coniugi che si gettano a corpo morto nel lavoro soprattutto per allontanarsi dall’altro. Di solito i messaggi che questi coniugi si inviano sono mal trasmessi e mal recepiti, senza alcuno sforzo da parte loro di chiarimento reciproco.
G. Gulotta, Commedie e drammi nel matrimonio, Feltrinelli, 1976
